Vincent (Piramide) da Indren

Vincent (Piramide) da Indren
La gita
Accesso stradale
Qualche semaforo causa lavori per arrivare a Gressoney
Osservazioni
Visto valanghe a pera esistenti
Neve (parte superiore gita)
Farinosa ventata
Neve (parte inferiore gita)
Primaverile/trasformata
Quota neve m
1900
Equipaggiamento
Scialpinistica

Oggi, armati di coraggio, pelli di foca e un irresistibile senso dell’affare (impianti a 10 euro, roba da Black Friday alpino), siamo saliti fino a Punta Indren.

L’idea originaria era da veri sognatori canavesani: Capanna Margherita. Ma si sa, la montagna mette alla prova anche i più audaci… e il nostro coraggio ha preferito prendersi un caffè al bar. Il canale sopra Indren, diretto per la Gnifetti, ci ha guardato male, noi abbiamo abbassato lo sguardo e, per puro istinto di conservazione (o codardia strategica), abbiamo deciso di fare il giro largo — decisione che ha trasformato il nostro cammino in una marcia forzata nel mezzo a un’orda barbarica di scialpinisti e turisti vestiti da astronauti.

Tra una spinta, una maledizione e una foto Instagrammabile, alla fine abbiamo optato per la Piramide Vincent. Giornata da urlo: cielo blu, sole a palla, temperatura perfetta… e respiro da pesci fuori d’acqua dopo il terzo passo.

Il nostro Gianfranco, soprannominato la “Ferrari Umana”, ha dato spettacolo finché l’altitudine non gli ha tirato il freno a mano a 200 metri dalla vetta. Leggenda vuole che abbia sentito le marmotte fargli il tifo.

Nel frattempo, Bizio ha affrontato un altro tipo di dramma: madre natura bussava prepotentemente alla porta e lui, senza una toilette in vista, guardava ogni masso con occhi pieni di speranza.

La discesa è stata un’esperienza mistica: 100 metri di farina compatta, neve crostosa da campo minato, accumuli di neve che sembravano gobbe da rodeo alpino. Poi, miracolo! Sotto il rifugio Mantova, finalmente la neve perfetta: morbida, docile, una poesia da sciare che ci ha quasi fatto dimenticare che la giornata incominciava a farsi sentire.

Le nostre eroine femminili hanno dato tutto quello che avevano e anche qualcosa in più. Nik, dopo minacce, preghiere e trattative degne di un sequestro internazionale, ha finalmente tolto gli scarponi e ha immerso i piedi nella neve, raggiungendo un’estasi mistica superiore solo a quella di chi trova il Wi-Fi in quota.
Nel frattempo, Elisa, con invidiabile spirito zen, decideva di recuperare energie… schiacciando un pisolino direttamente in mezzo alla pista di rientro, incurante di sciatori, guide alpine, ed atleti. Monumentale.

E infine, menzione d’onore ai veri immortali: il possente Gigante Marrone, l’indomito Andrea, e il sottoscritto — i decani del gruppo, che nonostante anni, acciacchi e ginocchia scricchiolanti si sono aggiudicati il podio di vetta.
E sopra tutti, un applauso fragoroso al Mr. Goglio, vincitore assoluto del Trofeo Marlboro: sigaretta di trinciato accesa direttamente in pista, tiro profondo, e torna come nuovo… mentre noi, agonizzanti, cercavamo l’ossigeno nei crinali.

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