- Accesso stradale
- Parcheggio gratuito al rif. Capanna Trieste.
Come scritto da altri, probabilmente della Castiglioni-Kahn abbiamo fatto solo i primi 2 tiri…
Descrivo qui il nostro itinerario:
L1 – evidente, salito il diedro inclinato e poi rampa, fino a una nicchia alla base di uno strapiombo (sosta 2 ch + cordino)
L2 – traversato in leggera salita verso destra e rimontato lo spigolo pochi metri dopo una fessura ascendente da sx a dx (sosta 2 ch + cordino). Qui, a conti fatti, potremmo aver mancato la sosta originale, forse più in basso ancora a dx dello spigolo… chissà.
L3 – salito per un vago diedro ammanigliato con partenza molto esposta (III+) fino a incrontrare una grossa sosta con diversi chiodi e cordone grigio (probabilmente inizio della variante Soldà, pensavamo). Ignorata completamente questa sosta, ci siamo spostati in netto traverso verso destra su una cengia molto esposta (2 ch) fino a incontrare, poco sopra la testa, una sosta con 3/4 chiodi e cordino verde, in una scomoda nicchia abbastanza esposta (passo di IV per raggiungerla).
L4 – credendo di essere giusti, siamo saliti dritti sopra la sosta come da relazione di Sass Baloss, dove c’è subito un passo delicato (IV+ almeno). Poi più facile fino ad una sosta trovata in un intaglio ghiaioso tra un pilastro (a sx) e il resto della parete a dx. Questa era una sosta della variante Soldà, mentre il camino iniziale che dovevamo percorrere per questa lunghezza e la prossima, rimaneva almeno 10m più a dx (siamo andati a controllare).
L5 – per rocce facili (III) abbiamo rimontato la parete di destra fino a trovare la sosta su un grande terrazzo, punto di incontro della Castiglioni e della Livanos (sosta 2 ch + cordino).
N.B. A destra della sosta c’è un pilastro leggermente staccato sul cui bordo corre una grande fessura/ camino che abbiamo supposto fosse la continuazione della Castiglioni. Noi invece abbiamo proseguito in verticale verso sx lungo una fessura, per le ultime lunghezze della Livanos (seguito la linea disegnata nella relazione di Orme Verticali).
L6 – seguiamo la facile fessura che sale in verticale verso sx superando uno strapiombino (10 m, non più di IV). Da sotto ci aspettavamo il passo di V indicato qui su Gulliver, che invece non è pervenuto. Poco sopra abbiamo attrezzato sosta su una grande clessidra. (Tiro di 20m)
L7 – netto spostamento a dx fino a individuare la grande spaccatura che sale da dx verso sx fino alla fine della parete. Risalirla. Di fatto si sta facendo uno zig zag, quindi abbiamo allestito una sosta (scomoda) dentro una vaga nicchia della spaccatura. (N.B. La soluzione che invece consigliamo è di traversare a dx già al tiro prima e sostare direttamente alla base della spaccatura. Fare quindi questa lunghezza seguendo la spaccatura fino a un terrazzino con un chiodo.)
L8 – dalla sosta nella spaccatura, l’abbiamo risalita per 5m fino a un terrazzino (1 ch) e poi, sempre lungo la spaccatura, più facile fino alla base di un camino. Qui, ancora, su per il camino fino a che non si tappa. A questo punto 1m a sx e su ancora fino a una grande nicchia. Un’ultima lama di 5m sulla dx (IV) porta alla cengetta detritica su cui si trova una sosta (chiodo e clessidra con cordone azzurro). N.B. tiro di 50m il nostro.
L9 – raggiungere, camminando, la torretta che si vede a una decina di metri e risalire con un po’ di zig zag alla grande cengia detritica sommitale (sosta 2 ch + cordino, sulla dx). Occhio agli attriti e alla roccia da controllare.
Discesa come da relazione.
Nel complesso, nonostante la linea un po’ tormentata che abbiamo seguito, il tragitto è sempre molto logico e basta seguire un po’ l’intuito. Ultimi tiri della Livanos comunque completamente da attrezzare, contrariamente a quanto pensavamo.
Prima avventura dolomitica con Flavione. Tonico come sempre.