- Quota neve m
- 1900
Per le recenti precipitazioni e per la variabilità dele previsioni meteo, la giornata odierna non era (a mio avviso) di facile interpretazione. Abbiamo scelto questo itinerario e abbiamo azzeccato una bella giornata e gita, un “gitone” (direi) se si compie in giornata. Il tratto lungo il lago artificiale di Place Mulin è innevato con lingue discontinue per 2/3 circa. Questa mattina la neve era gelata e quindi l’abbiamo percorso a piedi e anche al ritorno, visto che questo senso, anche con la neve smollata, richiede una spinta continua. L’innevameto continuo inizia da Prarayere. La Comba d’Oren è innvevata “abbastanza bene”, un pò scarsa e spelacchiata la parte alta sul col Colon e anche la Vennetta si presenta con molti sassi, tuttavia l’abbiamo raggiunta senza mai togliere gli sci. Neve non ancora completamente assestata e trasformata e quindi insidiosa e da valutare con attenzione. Sabato -proprio sotto il rifugio- c’è stata una slavina, che ha investito due forti sci-alpinisti (ai quali vanno gli auguri di una pronta guarigione), come ci ha avvisato il capogita (di un gruppo che ha pernottato al rifugio) incontrato sul percorso, e come abbiamo visto poco dopo durante il passaggio, e successivamente letto anche sul giornale in un bar della valle, al ritorno. Per la Vannetta, la neve dove può essere pericolosa è attualmente scarsa e quindi i pericoli sono limitati e così non abbiamo avuto nessun problema. Non conoscendo le condizioni del versante della discesa diretta su Prarayere, siamo scesi dall’itinerario di salita. La parte superiore, visibile dalla punta, sul ghiacciaio del mont Brulè, appare in buone condizioni, ma senza notizie del sottostante canale , abbiamo preferito evitare sorprese e rischi. Al mattino neve farinosa e anche al ritorno solo fino alla quota del rifugio, poi -per l’azione del sole- neve gessosa e all’ombra cartonata. Discesa “così, così”…., che però non ci ha ridotto la soddisfazione di questa bella gita, condivisa con la giusta determinazione con “coste” e con il furiclasse Franco F. In salita abbiamo trovato la traccia fino a quota 3000 circa, per l’ultimo tratto (dove si gira e cambia direzione), è stata importante (direi determinante), la sintonia e l’affiatamento per battere la traccia (faticosa) di quest’ultimo tratto.