- Accesso stradale
- Ok
Come già scritto da altri, questa bellissima vetta richiede una notevole attenzione in alcuni punti, per lo meno nelle condizioni attuali di fine stagione.
Partiti alle 6.55 da Pont, pausetta al rifugio, poi su per la morena, nel vallone glaciale verso il piramidone di vetta. Nel vallone ci sono due principali tracce di ometti. All’andata abbiamo seguito (erroneamente) la traccia nord (lato Gran Paradiso), quella consigliata per i periodi con forte innevamento. Qui abbiamo toccato l’unica neve della giornata, che abbiamo trovato ben rigelata, ma fattibile senza i ramponi che sono rimasti nello zaino.
Alla fine del vallone, verso quota 3150, abbiamo traversato in piano fino a riprendere il percorso “estivo”. Iniziata la salita, si incontra subito l’unica difficoltà del percorso, ossia la fascia di detriti super instabili all’attacco del percorso per la vetta. È necessario muoversi con la delicatezza di un gatto per evitare di muovere blocchi di svariate dimesioni, sia sotto sia sopra rispetto a dove si mettono i piedi. Tuttavia, in poco si giunge ad un canalino terroso, anch’esso antipatico, ma che segna la fine della parte più brutta. Sopra, infatti, l’instabilità si riduce notevolmente (prestare comunque sempre la massima attenzione!) e i numerosi ometti e tracce portano fino in vetta, da noi raggiunta alle 11.15.
Per la discesa abbiamo seguito fedelmente il percorso estivo: guidati dai numerosi ometti, siamo passati su comode cenge sulle rocce montonate poste sul versante sud (lato Ciarforon) del vallone, fino a ricongiungerci con il percorso dell’andata verso il ciglio della morena, e poi giù verso il rifugio. Su questo percorso non abbiamo incontrato un briciolo di neve/ghiaccio.
Oggi abbiamo osservato numerosissimi crolli fin dal mattino, sia dalle pareti del Gran Paradiso/Moncorvè, sia dalla parete del Ciarforon (abbiamo visto rotolare delle “lavatrici” dalle pareti fin sui ghiacciai sottostanti). Scendendo abbiamo assistito anche ad un paio di crolli (per fortuna di modesta entità) sulla parete della Tresenta, in punti abbastanza lontani da noi da non poter essere innescati dal nostro passaggio, ma abbastanza vicini da imporci una certa fretta nella discesa.
La gita e la vetta sono veramente belle, merita di salire almeno una volta. Il panorama sul Gran Paradiso e sul Ciarforon sono meravigliosi, così come gli ambienti attraversati, e, in queste condizioni, la maggior parte del percorso è molto semplice, non più di un’escursione in alta montagna per escursionisti esperti. L’unico problema risiede in quella ventina/trentina di metri veramente pericolosi alla base della salita finale e la forte probabilità di crolli. Qui serve notevole esperienza su terreni marci e anche un pizzico di fortuna nel non trovarsi sulla traiettoria di un crollo spotaneo. Questo fa desistere dal progettare una futura ripetizione (almeno in veste tardo estiva…).