- Accesso stradale
- A Pont ampio parcheggio gratuito
Da Pont al rifugio Vittorio Emanuele II breve tratto di poderale poi sentiero elementare. Restando poco sotto i rifugi, estivo e invernale, si passa a destra del lago e si risale la morena su traccia evidente e ometti. Risalita la morena si para davanti l’ampio pianoro morenico; seguendo il sentiero si resta a sinistra del pianoro ed è la traccia più comoda, altrimenti, seguendo gli ometti, ci si sposta verso destra su traccia meno evidente ma comunque ben percorribile. In entrambi i casi si arriva a lambire il triste residuo del ghiacciaio di Montcorvè. Da questo punto comincia la parte più delicata: nel primo tratto si cammina su pietre instabili sovrapposte al ghiacciaio, poi si sale su terreno molto ripido e fortemente instabile; come detto in precedenti relazioni, si muove tutto. In questo tratto non ho trovato un passaggio ben definito, si vedono degli ometti verso l’alto controcielo e si capisce di doverli raggiungere ma come arrivarci lo si decide passo dopo passo su pietre che si muovono e/o terriccio ripidissimo che scappa sotto la suola e fa inevitabilmente scaricare qualcosa. Passato con difficoltà questo tratto la situazione migliora un poco, tornano gli ometti e a tratti si intravede una traccia a volte più chiara su brecciolino a volte un po’ da inventare su pietraie più stabili. Qualche decina di metri sotto la vetta si intuisce un bivio: restando a sinistra si sbuca sulla breve cresta nord che non permette di vedere la croce se non prima degli ultimi passi su pietra, mantenendosi a destra la traccia è più evidente e la croce di vetta appare da poco sotto la breve cresta sud.
Sono disceso più o meno per la stessa via di salita fino a tornare sul semplice pianoro morenico; in discesa le pietraie sono ancora più delicate, al limite dall’essere pericolose.
La Tresenta è una cima che necessita di parecchia attenzione, bisogna proprio avere tanta voglia di farla, altrimenti meglio pensare ad altro. Il ripido, instabile e caotico tratto poco sopra il ghiacciaio è da fare in solitaria, se non si è soli meglio passare uno per volta per evitare di scaricarsi materiale in testa. I panorami dalla vetta e l’ambiente durante l’itinerario ripagano della fatica.
Meteo perfetta, nessuna nuvola, forse un po’ troppo caldo ma in punta l’aria fresca conciliava. Nessuno sull’itinerario e non c’è di che stupirsi.