- Accesso stradale
- Strada pulita
- Osservazioni
- Nessuno
- Neve (parte superiore gita)
- Crosta da rigelo non portante
- Neve (parte inferiore gita)
- Farinosa compatta
- Quota neve m
- 1100
- Equipaggiamento
- Scialpinistica
Sci calzati praticamente nel bagagliaio: già questo fa partire l’illusione. Qualche chiazza senza neve, qualche metro di “camminata spirituale”, ma si sale bene.
Dopo la pineta succede il plot twist:
-neve vera, in parvenza abbondante e addirittura sciabile
-Il meteo? Denunciato per diffamazione. Zero vento e temperatura perfetta.
Si sale gasati fino alla spalla sotto Punta Testona, convinti di essere finiti in una gita inaspettata e da raccontare.
La discesa, signori, non si racconta: si subisce. Un’esperienza sensoriale completa: crosta non portante, farina random, pietre mimetiche.
Solo grazie alla sciata elfica-canavesana, fatta di leggerezza, intuito e preghiere le solette tornano a casa vive.
Bizio, con gli sci Frankenstein, ignora ogni concetto di eleganza e scende come un cinghiale lanciato in autostrada. Linea diretta, zero pensieri, rumore importante.
Nik invece fluttua giù tranquilla, senza fiatare, come se stesse sciando su velluto e non su un campo minato.
Si arriva dignitosamente al boschetto, dove inizia l’ultima disciplina olimpica della giornata: il gava e butta. Togli gli sci, metti gli sci, togli gli sci, metti gli sci, fino a dubitare del senso stesso dell’attacco pin.
Arrivo alla macchina con la sensazione di aver fatto più crossfit che sci.
Conclusione: migliore sciata del 2026.
Statisticamente inattaccabile. Emotivamente indiscutibile. Tecnicamente… ne riparliamo.