L’andamento è più tortuoso rispetto ad altre linee della parete, molto raccomandata la gestione sfalsata delle corde, purchè sapiente.
Fatta il giorno dopo “Retour en Afrique” che ci ha sollevato per il bavero e scombussolato i pensieri, lascio il bivy con molta apprensione dopo aver letto della “cotation globale” maggiore del budget disponibile: possibile aver preso un tale abbaglio? Ma soprattutto, un “elevato rischio di incastro corde” che mi ha irrigido per quasi tutta la salita e sussurrava a ogni sosta di levarmi dalle balle il più velocemente possibile.
Invece nè l’uno nè l’altro si sono rivelate fondate merito anche della patacca di lanciatore di corde, un extra-bonus rilasciato al mio socio dal sodalizio; la via se possibile è ancora più bella di quella del giorno precedente e di una goduria assoluta. Tolti due passetti su placca in partenza L7 (ma con tacchette molto nette da artigliare) è tutta una linea continua di fessure, diedri fessurati e aggiramenti astuti che, per dirla alla maniera di Piola in prefazione, sono un “omaggio al dio del granito”. Nulla da eccepire.