- Accesso stradale
- posteggi a pagamento, oppure gratuiti nello spiazzo dopo la galleria.
Un viaggio, una piccola avventura in un angolo remoto e selvaggio della già remota e selvaggia Valpelline. Partiti con zaini carichi per il pernottamento in cima, solita passeggiatona lungo la diga, poi bel sentiero fino ai ruderi dell’Alpe Bella Tsa, dove facciamo il pieno di acqua. Qui, grazie ad una traccia gps, compiamo una variante salendo a monte dell’alpeggio, per poi imboccare un facile cammino erboso segnato da diversi ometti che ci ha ricondotto sul sentiero segnalato di giallo evitando una prima barriera rocciosa scura. Abbiamo poi affrontato le due difficoltà, ovvero due muretti rocciosi con alcuni passi di II, moderatamente esposti, ben appigliati e su roccia salda.
Oltre, inizia un lungo attraversamento di balconate rocciose fino all’ampia conca sotto il ghiacciaio delle Grandes Murailles, solcata da numerosi torrenti di fusione. Ambiente grandioso.
Poco dopo, all’inizio del pendio erboso successivo si incontra ancora una piccola fonte d’acqua. Tra pendii erbosi e pietraie arriviamo così alla conca a quota 3000 m sotto la cima. Ormai il percorso classico che sale a sinistra non è più consigliabile, visto che è possibile sfruttare le più agevoli balconate rocciose a destra, attualmente ancora in parte ricoperte da nevai, puntando ad un evidente intaglio che dà accesso alla cresta est della montagna. Questi terrazzi sono solcati da rigagnoli di fusione, le zone bagnate sono molto scivolose, diventa delicato in caso di pioggia o peggio ancora verglas.
Per accedere all’intaglio abbiamo salito un canalino grigiastro di 10 m abbastanza marcio, probabilmente si può sfruttare un più solido terrazzo roccioso poco a destra dello stesso. La breve cresta finale presenta soltanto un paio di facili gradoni di I e poi l’ultima parte detritica. fino al bivacco collocato in una location “assurda” per il panorama che offre. Abbiamo impiegato con calma e pause 6h30′ senza mai avere problemi nel reperire i percorsi, i segni gialli sono abbastanza numerosi fino alla conca di 3000 m, e gli ometti in gran quantità.
L’indomani in discesa, non breve perchè poco scorrevole, abbiamo seguito il tragitto della salita, tranne l’essere riusciti a reperire una variante che ci ha permesso di evitare i due passaggi rocciosi sotto le pendici della Tete de Bella Tsa; questa alternativa, completamente escursionistica, è segnalata da ometti (pochi ma strategici) e sfrutta un terrazzo dapprima erboso con rocce montonate, e poi vari pendii di erba e pietrame, che corre parallelo ma più basso al percorso segnalato; aguzzando la vista lo si trova senza grosse difficoltà. Sosta pranzo all’ottimo Rifugio Prarayer.
Capitolo bivacco: 10 posti comodi + 2 con materassi aggiuntivi, ci sono parecchie coperte, è sufficiente il sacco lenzuolo in estate. Non ci sono dotazioni particolari se non alcune pentole e posate, due taniche per l’acqua (vuote). L’acqua di fusione può essere riempita al colletto poco sotto la cima.
Personalmente non ho trovato dei terreni così accidentati come mi aspettavo, scegliendo i percorsi migliori si annullano le difficoltà alpinistiche, riducendola ad una escursione su terreni per amanti del genere.
Un grazie ai compagni d’avventura Ali e Dani, per aver condiviso con me questo piccolo “sogno nel cassetto”. Meteo più che favorevole nonostante le previsioni incerte. Per farla in giornata (non è poi così tremenda) molto consigliabile la mountain bike fino oltre il Prarayer.