- Osservazioni
- Visto valanghe a pera esistenti
- Neve (parte superiore gita)
- Primaverile/trasformata
- Neve (parte inferiore gita)
- Bagnata
- Quota neve m
- 2400
- Equipaggiamento
- Scialpinistica
ci carichiamo gli sci sulle spalle a quota 2.100. Portage di circa 40 minuti, fino a quota 2.400 m, poi finalmente le ultime lingue di neve continue consentono di cominciare a salire con gli sci ai piedi. La salita si rivela piuttosto lenta e faticosa: totale assenza di rigelo e neve che sfonda sotto gli sci rallentano la salita non poco. Intorno a quota 2.600 m. finalmente la neve diventa portante, e con rinnovato entusiasmo raggiungiamo finalmente la cima a quota 2.943 m. Il meteo è ancora ottimo, ma il panorama che possiamo contemplare dalla cima è al quanto limitato, perchè le nuvole coprono molte vette significative. Il confronto con lo scorso anno della copertura del manto nevoso è impietosa: il versante ovest e sud-ovest della Ramiere, risalito lo scorso anno “sci ai piedi” il 3 giugno, quest’anno è già praticamente privo di neve!
Dopo le foto di rito ed il cambio di assetto, iniziamo la discesa: fino a quota 2.600 m la neve è portante, a patto di sciare con molta leggerezza, e quindi la sciata si rivela piacevole e divertente. Poi la neve comincia a sfondare sempre più, e l’ultima parte della discesa, dove peraltro la sciabilità è scarsissima, è un lento e faticoso “passaggio tra le sabbie mobili”. Abbiamo infine tolto gli sci dove li avevamo calzati in salita e dopo circa 35 minuti di deportage abbiamo riguadagnato la vettura.
Con la situazione meteo odierna e l’assenza di rigelo penso fosse difficile trovare di meglio, e dopo la delusione per il mancato Oberland a causa di un pneumatico squarciato da una infida e proditoria pietra in terra elvetica, avevo proprio voglia di sci-alpinismo. Oggi in compagnia dei Confratelli Andrea l’Occitano ed Andrea il Valdostrano, dopo la gita ci siamo concessi un lauto pranzo, ancora baciati dal sole al ristorante Monte Rotta di Sestriere, e per finire libagioni con ottimo cognac nella magione dell’Occitano mentre fuori imperversava il temporale.