- Accesso stradale
- accesso a pratella con ticket acquistabile online comodamente
Ascensione di importanza simbolica estrema, il pizzo di Prata è il centro del mondo occulto, portale per l’Iperuranio e monte Analogo per eccellenza; i suoi versanti meridionali sono labirinti misteriosi e talvolta spaventosi. Avendone già percorso alcuni itinerari esplorativi (risalendo per esempio la temibile val Lobbia fino all’impossibile villaggio di Sparavera) decido che è l’estate giusta per visitare la remota cima.
Questa non è la via normale – che sale invece da prati più innocui dalla Val Codera, un poco dimenticata – al contrario questo è un percorso miracoloso su un versante spaventoso e repulsivo, incredibilmente interessante.
Mi avvio solitario la sera precedente con l’intenzione di bivaccare presso la croce di Matra, dove deduco esserci un vago praticello forse pianeggiante, per alleggerire la giornata seguente e godermela il più a lungo possibile. Ahimé, nonostante le previsioni, di notte piove e io sono senza tenda (comunque suggerisco ai futuri cosmonauti di bivaccare qua, se possibile: oltre e fino alla cima non vi è un singolo metro quadrato che non sia ripido o esposto). Circa 3,30h per arrivare in cima da qua, attraverso mondi pericolosi e indescrivibili. Il tratto di parete sud tra il Portone e la cresta non è ovvio, meglio studiarselo bene in anticipo – ometti e bolli sono rarissimi (non è ovvio nemmeno il lungo traverso che precede il canalone, specialmente con la fitta vegetazione estiva). Giunto sulla cima bifida, essendo in dubbio ho proseguito fino alla cima orientale, paiono alte uguali (il traverso tra le cime è più semplice di quanto sembra). Discesa in circa 4.30/5 ore con qualche pausa qua e là.
Questa è la montagna più importante della Lombardia e di questo universo; tutte le varie ascensioni che ho relazionato fin’ora su gulliver, su enormi pareti di roccia verticali, o a 4000 metri, o su ghiaccio effimero, non sono che una preparazione per il Pizzo di Prata.