Prafourà (Punta) e Monte Cavallo dal Colletto Bossola per l’Alpe Cavallo e Colle d’Asnì

Prafourà (Punta) e Monte Cavallo dal Colletto Bossola per l’Alpe Cavallo e Colle d’Asnì
La gita
blin1950
5 27/08/2014

Percorso duro, faticoso e anche abbastanza lungo; fino all’Alpe Cavallo non ci sono problemi, il proseguimento fino alle baite Reje, è tutto da interpretare, oltre le baite Reje, direi il classico fuori sentiero di media-alta montagna.

Questa era una gita pensata già da molti anni, ma mai attuata perché ritenuta una grande rogna, pertanto sempre lasciata in disparte. Viste la previsioni meteo che davano bella giornata di sole ma con vento forte o molto forte a 3000 metri, siccome non amo molto il vento, ho optato per questa ravanata, a quote più modeste, però poi il vento non c’era ma la ravanata c’è stata tutta. Partito dal fine strada asfaltata prima del Colletto di Bossola, percorso tutto il traverso del vallone in ombra fra erbe fradice, giunto all’Alpe Trova, c’era il margaro che mungeva le mucche; dopo le quattro chiacchiere di rito, gli espongo la mia idea di salire alla Prafourà; mi dice fino all’Alpe Cavallo nessun problema dopo il sentiero è brutto, ma visto che sei un ex margaro non avrai sicuramente difficoltà a seguire la traccia delle manze che sono salite all’Alpe Asnì. Così seguo il consiglio di Giorgio e salgo lungo le tracce delle manze, ma ste maledette manze, per arrivare all’Alpe Asnì, han fatto il giro di tutti gli anfratti erbosi del vallone, tanto chè dopo un po’ mi son rotto ed ho iniziato a salire dritto x dritto giungendo alle baite Reje, oltre non ci sono problemi. Ovviamente in discesa ho fatto il percorso descritto in itinerario, trovando ancora molti tratti della mulattiera soprattutto nei traversi delle pietraie, mentre è molto più difficile reperirla nell’erba alta e bassa vegetazione arborea. Ovviamente con la bella giornata, raggiunte le belle vette, la fatica della salita è stata completamente dimenticata e l’occhio ha indugiato a lungo a scrutare canali, canalini, pareti segni di passaggio di animali, che si vedono solo e sempre dall’alto e nella testa è cominciato a frullare qualche altra nuova pazza idea. Al ritorno, giunto all’Alpe Acqua Bianca incontro in salita il margaro Giorgio che risaliva con la mula, dopo aver fatto un viaggio a valle carico di tome mature; è stata l’occasione per passare quasi un’ora a parlare di montagne, di alpeggi, di animali e della gente di montagna in questo difficile contesto economico. Concludo dicendo che nonostante la fatica, la gita mi è piaciuta molto e credo proprio che ci tornerò; se qualcuno gli và di aggregarsi a faticare un pò… è benvenuto.

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