- Accesso stradale
- Si rimanda alle note della navetta e del parcheggio inserite nella relazione.
Abbiamo parcheggiato nell’ultimo parcheggio della strada che da Courmayer sale nella Val Veny (45°47’28.9″N 6°54’27.9″E), importante notare che la navetta attualmente sale fino a quel punto, e non va oltre in quanto a metà strada verso il Rif. Combal c’è un canale a rischio scariche e quindi il traffico veicolare è interdetto a tutti, rifugisti esclusi che offrono il servizio navetta con pick-up.
Siamo partiti alle 3:00, poco sopra il Rif. Combal (lat=”45.777768″ lon=”6.866446″) direzione ghiacciaio del Miage che abbiamo attraversato tenendo la destra orografica, passando sulle svariate lingue di neve a Est/Sud-Est del ghiacciaio stesso: il giorno prima, perlustrando abbiamo seguito la via bollata di giallo (non sempre intuitiva e visibile) che gira centrale al ghiacciaio, ma che aumenta nel complesso il dislivello complessivo per raggiungere l’attacco del canale.
Abbiamo attaccato la base del canale alle 7:30 a quota 2320: anche di giorno e con buona visibilità, sono comunque necessarie ca 3 ore di avvicinamento dal Rif. Combal.
Il punto più ostico è stato superare sulla sinistra la crepacciata che tagliava per intero la base del canale: dopo di questo passaggio, qualche altro passaggino tecnico per oltrepassare la rigola centrale che ha scaricato un paio di volte modeste quantità di neve, sicuramente minaccioso starne a pochi metri e vedere la colata passare.
Come linea di salita ci siamo ovviamente affidati alle zone meno scaricate da sassi, e questi hanno fatto i 2/3 passi più tecnici della via.
Per il resto, salita non battuta, essendo un canale poco conosciuto e pochissimo frequentato da alpinisti in salita.
A parte svariati boati di distacchi dal ghiacciaio del monte Bianco, versante italiano, nessuna osservazione rilevante: neve in tipica condizione estiva compatta, più sfondosa e con più accumuli verso l’uscita del canale, dopo il bivio terminale.
Uscita su cornice tenendo la destra all’ultimo bivio, che dopo 1000 metri porta al colletto/nevaio sotto la cima.
Ci aspettavamo che il canale arrivasse direttamente in cima, invece arriva circa 70 metri sotto la vetta: dopo aver tentato brevemente (per via di un temporale in arrivo) di cercare la via di salita su roccette, abbiamo sceso il nevaio e risalito la traccia che sale da sud-ovest fin in vetta da dove scende poi la via normale.
Un breve appunto di questa traccia che sale: è attrezzata in qualche tratto con corde fisse (in condizione indecorosa, sfilacciate e deteriorata dal tempo) ma rimane molto marcia, sassi completamente instabili e terreno molto precario, sicuramente la parte più impegnativa e tecnica di tutto il giro.
Dalla cima si scende per la via normale al bivacco Gino Rainetto stile “ravelli”, bivacco pulito e tenuto molto bene, 6 posti letto con brande.
La discesa dal bivacco al Rif. Coldal, è stata orientativamente la più impegnativa: bollata poco e spesso attraversata da nevai non battuti che non lasciavano interpretazione.
Così abbiamo deciso di scendere dritti per dritti tra nevai e ghiaioni, tenendo la “traccia” sempre alla nostra destra (scendendo), ed imboccando il sentiero solo sui 2400m, da dove poi siamo scesi fino al Coldai alle 21:30.
Itinerario lunghissimo, atleticamente impegnativo e che non lascia molto respiro fino alla vetta del piccolo Monte Bianco: discesa infinita ed a tratti monotona.
Ringazio i 4 compagni di viaggio: Dalli, Mussini, Leppo e Giulia per la fantastica compagnia.