- Accesso stradale
- Niente da segnalare
Via pazzesca, da non mancare per chi ama la scalata in fessura. Costantemente in strapiombo, incastri di tutti i tipi. I primi due tiri sono quasi la continuazione dell’avvicinamento rispetto a quelli superiori, dalla cengia la musica cambia decisamente. Il 7a OW è davvero micidiale mentalmente e fisicamente, non si sa bene come, forse per istinto di sopravvivenza, mi è entrato pulito. Dalla sosta con due spit ho puntato dritto alla variante di 7b, prosecuzione logicissima del tiro della doppia fessura. Purtroppo con il senno di poi sarebbe stato meglio fermarsi a fare sosta sul pulpito staccato su uno spit da integrare con friend, questo almeno per alleggerire il peso delle corde. Tirando dritto abbiamo quindi fatto 60 metri giusti (un po’ meno forse, corde un po’ tagliate), fino ad un paio di metri al di sotto della sosta di Ave Ceasar che si trova aldilà dello spigolo, sosta che non sono riuscito a raggiungere: quindi sosta a friend (n.2, n.4). Peccato che sul più bello del tiro di 7b le mie braccine di marzapane hanno ceduto, al ribaltamento dal tettino fessurato sono volato giù, pieno di acido lattico e tritato dai 60 metri di fessura strapiombante. Il tiro dopo è ancora impegnativo, non molto diverso da L4 come impegno.
Un paio di note sulla logistica:
La via si presta bene ad essere scalata in giornata, noi siamo partiti da Saleina attorno alle 6.30, abbiamo parcheggiato al segnale di divieto di transito (grosso parcheggio, circa quota 1350mt), ma abbiamo poi visto auto parcheggiate proprio alla presa dell’acqua, sarebbero così 200 metri di dislivello in meno. Il sentiero che va alla Cabane d’Orny è bellissimo, panoramico e comodo, lo consiglio, abbiamo tagliato verso la parete circa a quota 2460, guadando alla meglio, abbastanza comodamente senza togliere le scarpe. Traverso non tracciato fino all’evidente parete, qualche piccolo sali scendi, fatto qualche ometto. Al ritorno abbiamo invece seguito in discesa il sentiero segnato da ometti che risale dritto per dritto la morena, convinti di trovare poi il cavo della tirolese. Purtroppo questa non era presente e il guado è stato un po’ più impegnativo, e bagnato! Questo guado si trova circa a quota 2200, nel punto in cui il sentiero dell’andata passa più vicino al torrente. A mio parere questo anello è l’ideale, ma credo che ad inizio stagione soprattutto il guado inferiore potrebbe rivelarsi alquanto impegnativo, e scesi fin li non ci sarebbero poi alternative a risalire, se non si riuscisse a passare. Rientro con tutta calma all’auto ancora con la luce verso le 8.30-9.
Per quanto riguarda il materiale, ognuno si regoli in base alle sue capacità, in rete si trovano relazioni di ogni tipo, e tanto dipende da come si decide di giocarsi la lunghezza dei tiri. Il n.6 non serve, e non servono neanche troppi friend piccoli. Utile un n.5. Corde da 60 un po’ tagliate bastano per concatenare le doppie, ma probabilmente anche con le corde da 50 si scende, facendo qualche calata in più.
Non poco materiale incastrato, che non sarebbe male far sparire. Se ci si porta un martello leggero, e un po’ di pazienza, si potrebbe ricavare un bel bottino!
Giornata piacevole, senza correre. Per fortuna solo noi sulla via, e una cordata su Ave Caesar che però non è arrivata in punta. Quest’ultima sembra davvero una via eccezionale, un ottimo motivo per tornare (più forti sicuramente!). Con Susy, che ringrazio per aver accettato la proposta e per non aver mollato un centimetro!
Nota a latere: mentre salivamo la via abbiamo sentito un rumore di scariche prolungato e terrificante, credo si sia trattato di un enorme crollo avvenuto nella zona della già presente frana alla Pointe des Planereuses, che potrebbe aver interessato anche il sentiero che va alla Cabane de Saleinaz. Non ho comunque la certezza che il rumore provenisse da li, perchè non abbiamo visto direttamente, e so che esisteva già un crollo. Ad ogni modo impressionante.