- Accesso stradale
- Nessun problema
La salita al ref. du Pelvoux si compie per buona parte al sole; molto caldo in questi giorni ma, al momento, si trova acqua a sufficienza. Molto accogliente il rifugio, gestore competente e informato e molto materiale dal quale reperire informazioni, cena abbondante in stile rifugi francesi, a noi è piaciuta.
Sveglia alle 2.45, partenza con agio (senza la ressa dei rifugi per le salite al Rosa, per intenderci, pur essendo al completo!).
Si trova neve nel traverso del canale sotto i seracchi del Clot del L’Homme, passaggio breve e semplice, ma davvero da far veloce.
Calzati i ramponi dopo il traverso, non li abbiamo più tolti fino al rientro.
Per la Bosse de Sialouze, neve comunque già non più continua, ma al momento i passaggi su roccia/ghiaia sono ancora pochi. Coolidge molto magro con un isolotto roccioso che emerge e divide il canale in due. In salita abbiamo preso il ramo di sinistra, in discesa abbiamo seguito il ramo destro (guardando a monte), forse un po’ meno ripido.
Attenzione all’uscita dal Coolidge: le pendenze si abbattono ma gli ultimi metri sono già da compiersi su detrito o massi instabili che possono essere smossi e finire nel canale.
Nessun problema per la salita alla cima Puiseaux, neve continua e compatta, giunti in vetta alle 8 circa. Colpo d’occhio davvero impressionante a due passi dalle montagne di casa e aperto su tutto il massiccio degli Ecrins, fino a Ceuse e il Vercors.
Avremmo voluto salire anche la Pointe Durand: attualmente è un cumulo di macerie senza neve…vi abbiamo rinunciato. Discesa sulla via di salita: il Coolidge resta completamente in ombra almeno fino alle 10 del mattino. Nel nostro caso la neve è rimasta ben rigelata ed è stato possibile scendere velocemente prevalentemente faccia a valle, con solo alcuni tratti brevi di disarrampicata. Neve invece molto molle dalla Bosse de Sialouze in giù: in discesa consiglio di usare la traccia “estiva”, già ben evidente nei lunghi tratti già scoperti dalla neve, sostanzialmente un sentiero tra gli sfasciumi. Passaggio veloce sotto i seracchi del Clot de l’Homme e rientrati al rifugio per le 11 circa, prima del lungo rientro, fino ad Ailefroide.
Montagna da visitare, come sempre per le cime in zona, priva di servizi facilitatori (escluso il rifugio) e tutta da guadagnare, anche se si effettua “solo” la via normale. Noi non ci siamo legati, di fatto ormai ciò che resta dei vecchi ghiacciai da questo lato della montagna, ha assunto le caratteristiche del nevaio e se la neve tiene e si ha soci/e di pari livello, non è necessaria la corda per ragioni di sicurezza; consiglio invece spassionatamente l’uso di due piccozze: la fusione della neve fa emergere difficoltà tecniche che un tempo non esistevano su questi itinerari e rende più veloci e sicuri, soprattutto nella discesa, i passaggi nei tratti ripidi del Coolidge.
Con Aline. Con noi anche Elisa e Steu, che per la discesa hanno effettuato la traversata dal Glacier des Violettes! Bel momento ad Ailefroide, per una birra, ricongiunti dopo le rispettive avventure!