- Accesso stradale
- Mottarone
Dal colle tra cima Cusio e cima delle guide scendere nel canale erboso, lasciandosi a sx la cima segnalata dalla bandiera italiana metallica fino a una piccola guglia, oltre la quale è presente una struttura rocciosa di maggiori dimensioni: l’aguglia rossa, che dovrebbe essere segnalata da una bandiera rossa e gialla di cui si parla nelle relazioni, ma che noi non abbiamo trovato. Camminando sulle rocce di quest’ultima si trova uno spit singolo in posizione abbastanza esposta che si può usare per scendere diarrampicando (passaggio esposto) un paio di metri a un terrazzino, dove si trova la sosta su cui calarsi.
-Calata 1: 55m nel vuoto, porta dritta a una sosta sopra una placca appoggiata.
-Calata 2: 50m lungo la placca e oltre fino ad arrivare in un canalino erboso. Da qui, facendo attenzione ad evitare un brutto pendolo in caso di scivolata, ci si porta alla sosta successiva con un traverso di una decina di metri su una cengetta erbosa.
-Calata 3: 60m fino ad un boschetto, dove si trova uno spit di L2 accanto a un albero
-Calata 4: 30m, sull’albero.
La via inizia qualche metro più in alto a sinistra (faccia a monte), presente scritta in blu VALENTINA. Probabilmente (non testato!), dal boschetto è possibile scendere qualche metro a piedi fino a raggiungere S1 e da lì calarsi direttamente all’attacco.
L1: placca a tacchette, poi un passo più atletico e spigolo liscio fino in sosta. 35m 5c
L2: spigoletto, poi diedrino e balze erbose fino a un grosso masso con spit. Da qui, qualche metro e si sosta. 45m IV
L3: tiro chiave. Placca, poi fessura da salire in dulfer. Dopo questa, placca liscia molto mentale. 35m 6a+
L4: placchetta appoggiata che porta in cima alla struttura. 25-30m IV
L5: collegamento su cresta con un paio di saliscendi. Sosta su spit e albero. 50m II
L6: (da noi spezzato involontariamente in due, la lunghezza totale sarebbe di quasi 60m). Prima parte: Spigolo/placca appoggiata e poi traverso verso destra su paretina ben appigliata con spit poco sotto una sosta appesa. 30m. Seconda parte: camminare fino alla base della parete di fronte (albero con catena da bici), alzarsi spostandosi verso destra fin sotto a un risalto con sopra una betulla che può essere usata per risalirlo. Poi erba e placchetta, fino alla sosta sotto un albero. 30m IV
L7: salire in alto a sinistra per fessura leggermente strapiombante, due spit evidenti dalla sosta. Noi abbiamo fatto una variante (tiro molto bello): spostarsi per un primo tratto erboso a destra del tiro originale, portandosi sotto una fessura verticale evidente (2 spit), facilitata dalla presenza di buone tacche. Dalla fine di questa, spostarsi leggermente a sinistra e poi proseguire verticalmente per rocce articolate, leggermente strapiombanti ma ben appigliate. 30-35m V
L8: salire la placca fessurata fino a una cengia, da cui si sale lungo una fessura verticale l’ultimo risalto della via. Possibilità di spostarsi a destra dello spigolo una volta raggiunto l’ultimo spit. Si raggiunge una prima sosta qualche metro sotto la bandiera metallica, che è possibile ignorare per raggiungere l’effettiva cima con sosta comoda per slegarsi poi direttamente. 30m 5c (?)
Dalla bandiera metallica traversare verso sinistra (viso a monte) per riportarsi nel canale erboso da risalire fino al colle.
Tutte le soste (eccetto una, menzionata) sono su due spit, alcune collegate da cordone da verificare. Chiodatura distante, anche nei tratti difficili!! Non risulta facile azzerare.
Con Pie battesimo di fuoco al Mottarone tutti soli una domenica fredda e ventosa. Se siamo arrivati già con le nostre preoccupazioni riguardo l’avvicinamento e la via avevamo più che ragione. La discesa nel canale e le calate ti scaldano per bene e i tiri sono delle belle sberle. Pie si gestisce la maggior parte del ravanage sui tiri “facili” che comunque richiedono dimestichezza nell’arte del tirare ciuffi d’erba e io mi occupo di maledire i chiodatori sui tiri restanti.
Concordo con altre relazioni sul fatto che l’obbligato debba essere più 6a almeno sul tiro chiave e probabilmente anche sull’ultima lunghezza. Detto ciò la roccia è stupenda e la via pure nonostante la verdura e la discontinuità, basta armarsi di qualcuno abbastanza sgamato sulla placca o in alternativa con uno scarso spirito di autoconservazione e il divertimento è assicurato. Noi ce la siamo spassata, quando non stavamo navigando tra le frasche, o prendendo freddo in sosta, o correndo per evitare il diluvio, o smadonnando con uno spit 10 metri sotto e forse, in realtà, lo abbiamo fatto anche in quei momenti.