- Accesso stradale
- ok
Questo scritto sta a metà tra resoconto e riflessione. Innanzi tutto ci scusiamo con i promotori dell’elezione del Monveso a montagna sacra, quindi non più violabile da piede umano. Condividiamo appieno i presupposti dell’iniziativa, ma ragioni del tutto personali ci hanno portato ad avvicinare questa meravigliosa cima. Detto ciò, la possibilità di salirla o meno sta nelle condizioni del famigerato canale che sbuca al Colle del Monveso. Come si evince dalle precedenti relazioni, eravamo convinti che, a questo punto della stagione, fosse ancora interamente in neve. Invece, gli ultimi 30 metri, nel tratto più ripido, erano già scoperti, mostrando un terreno davvero marcio, dove non si sa dove appigliarsi, con piccoli sassi mobili, che cadono solo a guardarli, e roccioni che stanno lì finché Dio vuole. Dove appena finisce la neve, c’è un toboga stretto con acqua che cola e un salto quasi verticale di due metri, da affrontare comunque con picca e ramponi. Solo poco prima del colle ci sono rocce (sempre precarie) sulle quali si può fare sicura, e al ritorno abbiamo attrezzato una doppia. Ma, come detto, è davvero una roulette russa. Per il resto, nessun problema in cresta.
Dunque, ascensione meravigliosa ma del tutto sconsigliata nelle condizioni suddette. Forse, complice il cambiamento climatico, gli Dei vogliono che il Monveso resti inavvicinato. Ed è giusto così…
Salita (dormendo al bivacco Revelli) di Luca con Ady, Alice e Dario, straordinari e tenaci anche nella tenuta mentale, per una giornata memorabile.