Mondrone (Uja di) – Via Rosenkrantz

Mondrone (Uja di) – Via Rosenkrantz
La gita
luther
5 19/09/2025
Accesso stradale
In auto fino a Molera

Davvero una via d’altri tempi che richiede impegno fisico e mentale: la via, anche se definita nelle sue linee essenziali, è comunque da cercare e le protezioni sono tutte da impostare ad eccezione delle ottime soste composte da catena ed anello di calata (manca solo la sosta di uscita sulla cresta dell’Ometto ma si fa facilmente una clessidra su spuntone). Nel tratto chiave del 5° tiro o nei passaggi un po’ più tecnici, compaiono dei provvidenziali e sicuri chiodi di “ferro vecio”!
Anche se la parete incute un certo timore, le difficoltà tecniche non sono elevate (tra il III ed il IV)…è chiaro che se si ha uno zaino pesante un mezzo grado in più bisogna metterlo in conto. La roccia se si segue fedelmente la via è accettabile anche se il serpentino è abbastanza infido, per i miei gusti, siccome nelle sue forme alterna tratti con buona aderenza a roccette lisce e sfuggenti.
Per quanto riguarda i dettagli più tecnici:
Abbandonare il sentiero dell’Ometto all’altezza dello sperone indicato dalle foto di rusuf (utilissima come guida dell’itinerario). In pochi minuti si arriva all’attacco dello zoccolo e se si segue la traccia indicata in circa un’ora si è ad S0. La S0 si trova a sx faccia a monte, appena girato l’angolo che immette nel canale.
L1 no problem…meno dei 60m dichiarati.
L2 parte con un traversino su placca infida a sx (chiodo in alto in fessura ad un paio di m dalla sosta). Superato questo ci si sposta sx per qualche metro ad intercettare la via di salita migliore: noi siamo saliti su un pilastrino fessurato con 3 chiodi vicini che aiutano molto a raggiungerne la sommità…poi terreno più facile per arrivare al terrazzo dove si trova S2.
L3 mi sono infilato nel canale ma poi sono passato in placca cercando di intercettare una fessura per proteggermi…devo dire che non è facile proteggersi bene e nn ci sono chiodi: comunque si sale fin quasi alla fine dello sperone ad intercettare una cengetta che si aggira a sx e così si arriva facilmente a S3.
L4 nel canale il chiodo è qualche metro più avanti rispetto al punto in cui si deve salire il muro, ma li integrando con un “amico” si può fare una buona sosta per vedere il secondo di cordata che sale, fa il muro con spuntoni e va a reperire facilmente S4…senza troppi tiramenti di corda e giramenti di…
L5, il tiro più tecnico parte da un ottimo terrazzo ma con lo zaino pesante non se ne parla…lascio lo zaino alla sosta, salgo libero e tiro su secondo di cordata e zaino su due mezze. Il tiro non è lungo ed è ben protetto comunque da ottimi chiodi. Mettere un friend con una longe per il secondo nella fessura orizzontale davanti al punto di ribaltamento è un obbligo morale. S5 qualche metro a destra una volta “ribaltati”
L6, il tiro del traverso è piuttosto tranquillo, anche con lo zaino pesante…arrivati al terrazzino che vedete in certe foto prendere il facile canalino che sale a sx e salire fino ad intravedere a destra un bel terrazzo…fare sosta li! Alla base del terrazzo c’è una fessura che chiama i friend e loro ci stanno proprio bene. A questo punto, proseguire sul muro appigliato che c’è leggermente a sx del terrazzo fino a reperire, una decina di metri più in su, una cengia orizzontale verso SX che scavalcando qualche masso porta in una nicchia dove c’è S6.
L7, salire a dx della sosta e una volta sbucati sul terrazzone inclinato individuare una fessura dove fare sosta per fare salire il secondo che poi andrà a prendere S7 alla base del canale centrale.
L8 seguire il canale stando sulla destra e poi rientrare dove si stringe e la sosta è li sopra a destra.
L9 effettivamente ha bisogno di un po’ di fantasia per essere salita…però ad un certo punto si vede la cengia di destra che porta alla cresta dell’Ometto…fare attenzione che le corde tirano e si incastrano.
Via percorsa in scarpe da avvicinamento per i primi 4 tiri e poi scarpette da arrampicata fino in cima.
Materiale usato: una selezione di rinvii alpinistici allungabili e normali per un totale di 14, una serie di friend dallo 0.5 al 2 (doppiati 1 e 2); qualche fettuccia e martello + chiodi (non usati).
Ultima cosa: bivacco Molino tenuto splendidamente con elettricità, prese elettriche e presa per la ricarica del cellulare (che prende!!!). Complimenti al CAI di Lanzo.

Studiata, sognata e desiderata per anni questa Rosenkrantz finalmente è fatta! Ci sono delle vie che diventano in qualche modo un’ossessione e poi, quando le fai, ne rimani deluso…non è stato così per la Rosenkrantz che ha mantenuto tutte le promesse e si è rivelata una bella avventura, un vero viaggio come speravamo.
Le temperature in questi giorni sono alte e la montagna, anche se priva d’acqua, non ha ancora una veste autunnale…e noi non potevamo trovare modo migliore di godere di quest’ultimo scampolo d’estate.
Partiti giovedì per il Molino con una giornata brumosa, sbuchiamo dalle nuvole e troviamo un cielo terso e stupendo che neanche in piena estate…buon auspicio per la salita. Gli stambecchi al Molino ci tengono compagnia e vengono a sfregare le corna alla porta del bivacco nottetempo…ma loro sono i padroni di casa li.
Notte tranquilla al bivacco (dormito come dei pucciu): partenza dal Molino alle 7 e seguendo il sentiero dell’Ometto siamo alla base in poco più di un’ora. Dallo zoccolo alla prima sosta un’ora. Da S0 alla cima 5h30’ e poco più di 3h per scendere a Molera.
Non sto a descrivere l’altalena di emozioni provate prima durante e dopo…ognuno ha il suo modo di vivere la montagna e certe vie…ma per me sono state emozioni vissute in un contesto di amicizia e natura impagabili.
Fatta con Daniele, splendido compagno di cordata quest’anno.
Segnalo che purtroppo durante la salita mi è caduta una bottiglia di plastica ed è rotolata giù dalla parete…non sono i soliti maleducati ma un alpinista disattento.

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