- Accesso stradale
- Molti semafori alternati lungo il Sempione.
A Randa park stazione chiuso, il park sterrato subito dopo costa 7 chf/giorno.
Partiti da Randa il giorno 11/7, abbiamo raggiunto la Domhutte lungo il percorso diretto (no ponte tibetano) in 4 h a passo tranquillo. Tratto attrezzato non breve, sono circa 250 metri dal primo cavo all’ultimo: nulla di difficile ma con lo zaino pesante si sentono. Accoglienza buona e rifugio molto confortevole, con cena e prezzi svizzeri ovviamente (16 € 1.5 litri di acqua).
Il giorno dopo colazione alle 2.30 e partenza alle 3.20; siamo arrivati in cima alle 9.45. Segnalo un tratto di 20-30 metri lineari di sentiero franato, circa 150 metri sopra il rifugio, dove fare molta attenzione a non scivolare: dev’essere scesa una frana recentemente, che si è portata via il sentiero lasciando un ripido scivolo di terreno instabile. Ci sono delle peste ma forse è meglio salire più in alto e superarlo sopra la frana (al ritorno ho visto gente che lo faceva). Poi progressione facile, abbiamo messo i ramponi poco sopra i 3200 metri per il ghiaccio ricoperto dai detriti. Confermo la presenza di numerosi crepacci e buchi, sono visibili ma non sono pochi. Raggiunto il ghiacciaio ci siamo legati, e quindi diretti alla base del Festjoch. Un po’ di affollamento sulla parete rocciosa e qualche indecisione sulla via “giusta” a causa di spit e catarifrangenti non chiarissimi da interpretare, comunque al passo ci siamo arrivati. Discesa sul ghiacciaio Hoberggletscher ottima, tutta su neve: la terminale è già aperta ma c’è ancora un ampio ponte su cui passare. Hoberggletscher con ottima traccia, anche qui si vedono dei bei buchi ma si evitano o superano su ponti. Dai 3970 m alla vetta il tratto più emozionante, una marcia in ambiente glaciale fatto solo di bianco della neve e blu del cielo. Faticosi gli ultimi 250 metri, tracciati assai “dritti”. La famosa crestina aerea l’abbiamo trovata invece facile, con traccia ampia e senza necessità di farsi sicura, forse in stagione più avanzata diviene più ostica.
In vetta panorama universale, che fa dimenticare le fatiche della marcia 😀
Discesa fotocopia della salita, su neve che ha tenuto perfettamente (lo zero era a circa 3800 metri). Al Festijoch abbiamo usufruito di due corde doppie da 30 metri allestite da altri scalatori, che gentilmente ci hanno permesso di scendere. In effetti la nostra corda da 30 ci avrebbe costretto ad un paio di calate in più.
Poi rientro al rifugio e successivamente a Randa, dove siamo giunti alle 18:40.
L’itinerario è ancora in ottime condizioni, anche se non so dire quanto dureranno visto che sta per tornare l’anticiclone africano. Hanno salito anche la Festigrat, con buone recensioni (non necessarie viti da ghiaccio).
Con Enrico, su questa splendida cima di cui si parlava da anni.
Abbiamo capito subito, a Randa, che stavamo partendo con il piede giusto, quando l’omino svizzero del parcheggio ci ha addirittura parlato in italiano 🤣