Mezzenile (Punta di) Traversata cresta del Mezzenile o del Mulinet da sud a nord

Mezzenile (Punta di) Traversata cresta del Mezzenile o del Mulinet da sud a nord
La gita
Accesso stradale
Come da relazioni precedenti

Confermiamo e rafforziamo tutte le valutazioni precedenti. Luogo tanto affascinante quanto repellente. Probabilmente aggravato negli anni da continui crolli e cedimenti dei terreni. Tutto sembra stare lì per miracolo, e i movimenti dei piedi sulle rocce rotte sono sempre una sfida all’azzardo. Crepe enormi – anche recenti – si vedono ovunque, e ci si chiede fin quando reggerà il tutto. Insomma, soprattutto in situazioni di così grande siccità, itinerario vivamente sconsigliato.
Già la salita al Col du Grand Mean è diventata delicata, perchè sul lato sud a ridosso della breccia il ghiacciaio è quasi totalmente scomparso, costringendo a passare su grossi blocchi instabili e poi lisce lastre. Inoltre, ci siamo complicati la vita aggiungendo la salita all’Uia della Gura, di per sè facile, ma rischiosissima nell’accesso al Colle sud della Gura: un canalino impennato e friabile, “fresco” perchè da poco liberato dalla neve, dove tutto ti resta in mano o viene via da sotto i piedi… Se proprio ci tenete ad aggiungere questa cima (anche se non ve l’ha ordinato il medico), forse è meglio approcciare un diedro a sinistra, dove si arrampica un po’ di più, ma che dà l’impressione di maggiore solidità. Bella la breve cresta (con passaggio facile su aerea lastra inclinata lato Francia) tra i due colli della Gura, con anello di calata (non immediato da individuare una quindicina di metri più in basso, sulla destra) per giungere al Colle Nord e connettersi all’itinerario qui descritto.
Altra notazione per la discesa dal canale della Sella del Mulinet (attenzione a non imboccare il canale precedente – all’inizio invitante – ma risalire un breve tratto, dove si trova l’ultimo ancoraggio per la doppia): un imbuto ovviamente secco, seppure con terreno abbastanza cedevole, dove più si scende e più aumentano i rischi di tirare giù di tutto. In salita qui sarebbe ovviamente meglio, ma il consiglio vivissimo è di percorrerlo solo quando sia innevato. Per non farci mancare nulla, abbiamo deciso di scendere ad anello dal ghiacciaio del Mulinet direttamente a L’Ecot, passando al centro della valle, e sapendo che avremmo dovuto guadare i torrenti (in teoria bisognava stare sulla destra orografica, ma sembrava che vi fossero dei salti nella parte bassa). Siamo riusciti a passare solo al fondo, per puro miracolo, alla confluenza del torrente principale con quello proveniente dalla cascata e dal ponte romano dietro il rifugio. Ovviamente, attraversamento a mollo, ma – almeno lì giù – non rischioso ….
Avendo salito anche la punta Martellot (A/R dalla Sella del Mulinet), per 5 Tremila in tutto, abbiamo impiegato oltre 15 ore dal rifugio all’auto (compresa la sosta di 1 ora per due temporali beccati in cresta).
Un viaggio, un’avventura, quasi un’epopea…

Forse bisognerebbe togliere il “meno” alla valutazione AD. Tuttavia è vero che non c’è particolare difficoltà tecnica, ma c’è un ingaggio – soprattutto psicologico – enorme, accompagnato – lo ripetiamo – da un fattore di rischio al momento davvero esagerato.
Salita di Luca con Richard, strepitoso compagno a suo agio, nonostante tutto, nel gestire ogni situazione.

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