Manduino (Sasso) – Via Schiavio

Manduino (Sasso) – Via Schiavio
La gita
gipeto
5 19/07/2026
Accesso stradale
valle dei ratti, tracciolino

Partiti e tornati dal parcheggio della valle dei ratti/tracciolino, il pedaggio ora si paga su:
https://stradeasp.verceiaservizi.it/
E’ di gran lunga la scelta migliore rispetto a partire da novate lungo il sentiero per la val codera. Avvicinamento drenante ma molto bello.
Il bivacco è in ottimo stato, ci sono alcune bombole ed alcuni fornelli, ma nessuno di essi combacia. Presenti posate, caffettiera, diverse pentole, bicchieri, tazze, piatti, spugne, detersivo (se qualcuno lo portasse bio sarebbe super). Per trovare la fonte d’acqua, uscire dal bivacco, girarci attorno, guardare in basso a sinistra faccia a valle, nella pietraia, e individuare la scritta rossa qua totalmente sbiadita “ACQUA” su un grosso masso. 30m in linea d’aria dal bivacco, 3 minuti. L’acqua è buona ma ricca di sedimenti, noi l’abbiamo filtrata con un panno dalle taniche alle borracce.
Avvicinamento: ben drenante. seguito la relazione di camptocamp, imbroccato al primo colpo, ben fortunati. Personalmente trovo molto utile il tracciato rosso su foto, mentre lo schizzo forse un po’ fuorviante. Sulla cresta dopo la cengia obliqua poco prima della fine dell’avvicinamento abbiamo trovato un cordino con maglia rapida su spuntone sulla destra della cresta (faccia a monte) poco prima della selletta dove secondo la relazione si dovrebbe disarrampicare e abbiamo preferito calarci, decisione di cui siamo stati ben soddisfatti. La fine dell’avvicinamento si identifica con la famosa finestra, fino a lì si può camminare (e ravanare ovviamente).
Via:
L1: occhio a cosa si tira, roccia fragile. Intuitivo, a differenza della relazione l’ho trovato abbastanza proteggibile
L2: intuitivo su buona roccia
L3: una volta traversato a sinistra ed entrati nel vago e ampio canale/diedro, tenersi sulla destra, perchè a sinistra c’è molta erba, roccia instabile, e soprattutto si causano attriti notevoli visto che poi bisogna tornare a destra.
L4: verticale, poi leggermente a destra.
L5: non mi ritrovo con il commento di Dezzo (che ringazio comunque per le preziose osservazioni), mi sono invece trovato con la relazione. Noi siamo andati leggermente verso sinistra per pochi metri, poi dritto in verticale fino a una sorta di cengetta con sassoni, e a quel punto guardando a sinistra si nota un camino/diedro con alcuni massi incastrati che conduce fino al filo dello spigolo dove si trova un piccolo intaglio con la sosta, nascosta fino all’ultimo. A noi sono risultati 59m di tiro.
L6 sosta non comodissima perchè sono tutti massi un po’ bassi, ma magari ce ne sono altre
L7 esposizione magnifica. Si incontra la sosta sulla placca inclinata, se si sta attenti agli attriti è meglio continuare per altri 15m traversando a sinistra e poi salendo nel canale fino a un terrazzo con numerosi massi su cui sostare, ma rischio attriti molto alti.
L8, se la sosta si fa sul terrazzo è di 20m, in cima.
Calate: totalmente perso rispetto alle relazioni, che magari non ho capito, ma secondo me alcune sono oggettivamente sbagliate (tipo quella di hikr). Noi non abbiamo trovato le soste a spit, e ci siamo sempre calati su soste o a chiodi, o a cordoni su massi incastrati. Innanzitutto, la cengia dove si trova il famoso intaglio con ometto si trova circa 170m sotto la vetta, per dare un’idea delle lunghezze.
C1: dalla vetta, 10m, a una sosta su cordoni attorno a masso incastrato su una cengia.
C2: 30m, appena ci si sporge dalla cengia si vede la sosta su chiodi e cordini in basso a sinistra:
C3: 30m circa, in verticale, si vede quasi subito la sosta su chiodi e cordini
C4: dalla relazione di hikr dovrebbe essere l’ultima, ma non è affatto così. Mi calo per 30, cerco l’ometto, non lo trovo. Supero una sosta su chiodi e cordini a sinistra, la ignoro, e arrivo a 55m ad una nuova sosta su chiodi e cordini su placche appoggiate.
C5: 50m circa, la calata deposita sulla famosa cengia obliqua, guardando leggermente a destra viso a valle si individua l’ometto in corrispondenza dell’intaglio.
A questo punto ci aspetta un’ulteriore snervante sfida. Corde in spalla, si raggiunge l’ometto, e si inizia a scendere per un ripido canale erboso poco rassicurante, a tratti da disarrampicare. SI discende molto lungamente (abbiamo superato una calata allestita su fettuccia rossa/rosa e cordino, qualcuno l’ha fatta, qualcuno ha proseguito a piedi) fino a quando si nota a destra un grande ometto ben visibile che si troverà a 50m da noi circa. A questo punto bisogna uscire sui ripidi pendii erbosi a destra del canale (faccia a valle), anche perchè continuare nel canale a questo punto è praticamente impossibile. Usciti sui pendii a destra si scende puntando all’ometto. arrivati all’ometto (che è in pratica sul bordo destro del canale erboso che abbiamo seguito in precedenza) si riscende nel verticale canale (ce ne sono due, noi abbiamo scelto quello di destra, piuttosto facile). Dall’ometto è già possibile vedere una traccia che parte dalla fine del canale e si sviluppa in orizzontale traversando la parete fino a depositarci sulle balze erbose. Si può tirare un sospiro di sollievo, finalmente.
Da qui per interminabili balze erbose con fosse spezzacaviglie fino all’alpe talamucca, da dove si individuano degli sbiaditi ma amichevoli bolli.
Note varie:
– Abbiamo ribattuto tutti i chiodi che abbiamo incontrato.
– In via abbiamo trovato in totale 4 chiodi, eccetto le soste
– Martello si o martello no? Secondo noi per ribattere i chiodi ne vale la pena
– Non avevamo i gusci, e ce ne siamo pentiti: all’attacco si gelava, specialmente per il vento
– E’ esrtemamente facile sottostimare i tempi. Tempistiche approssimative nostre (cioè da comuni mortali, con la fortuna di aver azzeccato tutto al primo colpo): partiti poco prima delle 7 dal bivacco, 9:40 all’attacco, 10:00 si iniza la via, 14:30 entrambe le cordate in cima, 16:30 alla base della parete, 18:00 alpe talamucca, 20:45 al tracciolino. Il tutto con numerose pause di varia natura, e tempi tecnici di orientamento.
– Siamo sempre partiti con 2L d’acqua a testa, e ce la siamo cavata senza drammi. Acqua lungo il percorso ce n’è, ma vai a sapere quale sia potabile. In discesa abbiamo trovato una provvidenziale fontanella a quota 1250.
– Preparare la carrozzina e gli impacchi per il giorno dopo

Un itinerario magnifico, adatto a chi apprezza i luoghi dimenticati dal mondo ed è pronto ad essere disintegrato da un giro epico.

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