Loetto (Colle) da Vaudanza

Loetto (Colle) da Vaudanza
La gita
blin1950
4 06/05/2010
Osservazioni
Nessuno
Neve (parte superiore gita)
Crosta da rigelo non portante
Neve (parte inferiore gita)
Crosta da rigelo non portante
Quota neve m
1700

Viste le previsioni meteo di tregua delle pioggie, ma sicuramente non belle, ho scelto questa meta, vicina e corta, con un primo obiettivo: quello di visionare del vivo col binocolo, nella zona dell’Osservatorio Faunistico, la “parata del Gallo Forcello o fagiano di monte”, ed secondo obiettivo la salita al Colle del Lariss. Scelta azzeccata e soprattutto giornata fortunata. Sveglia alle tre, arrivato alla casetta-osservatorio, al limite del bosco, alle 5,45 senza uso di pila e cercando di osservare l’assoluto silenzio. N.B. La casetta osservatorio, è situata a circa 300 metri in linea d’aria, più in basso della Baita Osservatorio, ed è un po’ in degrado. Alle 6,10 circa, nel prato in alto a circa 250 metri di distanza, arriva in volo un bel maschio ed inizia a pavoneggiarsi, dopo circa un minuto s’invola nella pineta. Verso le 6,40, in alto sul prato contro-cielo, un altro maschio intento a pavoneggiarsi; poco dopo viene raggiunto da un altro maschio e dopo una leggera schermaglia con ali basse e penne arruffate, s’involano entrambi. Dopo circa 5 minuti, noto che sul comignolo sinistro della baita osservatorio, c’è qualcosa di strano; punto il binocolo e con sommo mio stupore vedo un Gallo Forcello maschio, posato sulla sommità del comignolo.
Abbandona questa posizione dopo circa 5 minuti, volando verso la pineta. A questo punto sono uscito dal capanno, soprattutto per il freddo che nel frattempo mi ha assalito, e decido di salire per completare la gita verso il colle. In salita poco dopo le la baita-osservatorio, ho sentito provenire dall’alto, il classico canto del forcello, un paio di grù-grù gutturale; mi son bloccato di colpo, poi dopo una breve pausa decido di salire piano e cautamente, sperando di poterlo osservare da vicino e magari immortalarlo con una foto. Niente di tutto questo purtroppo, perché dopo qualche metro di salita, da una macchia di rododendri, un gran fragore d’ali e in un attimo una bella coppia di forcelli planava verso la pineta. Chiuso il discorso naturalistico, proseguito la gita, su terreno abbastanza scoperto fino all’Ape Piera; poi un tratto con neve a chiazze, per poi calzare le racchette poco prima dell’Alpe Mionda. Crosta di neve “sfondosa e incostante fino in cima. Qualche squarcio di sole, nebbia e qualche breve e debole pioviggine nella parte finale di discesa all’auto. In discesa, alle Alpi Giasvere, ho incontrato un signore del CAI Ivrea, che era alle prese della ricerca delle “Incisioni rupestri” indicate sulla carta Mu Edizioni; abbiamo visionato tutte le pietre del contorno, ma senza successo, poi siamo scesi insieme all’auto.

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