- Accesso stradale
- Ok. Pochi posti al ponte.
Allora, il Monte Lera a quota 1370 non è innanzitutto da confondersi con quello descritto in altra recensione a quota 1465, sulla stessa cresta rocciosa ma più a nord-ovest in direzione del Colombano. E non è neanche da confondersi con quella che in questa recensione è talvolta riportata come “ante-cima” con casettina votiva contenente libro di vetta. Da qui in realtà per raggiungere la punta vera e propria è necessario fare ancora un po’ di strada in cresta. Io, riferendomi alla traccia trovata sull’altra recensione (Monte Lera cresta 1465 da Valdellatorre) ho voluto percorrere lo stesso anello, che in realtà non tocca la cima del Monte Lera quota 1465, ma permette di fare un giro ad anello dal colle di Bassa delle Sette al bivio senza nome alla base del Lera quota 1465, percorrendo un lungo tratto di cresta rocciosa che tocca, appunto, quello che qui e sulle mappe viene riportato come “Monte Lera” a quota 1370. Non fatevi trarre in inganno dalla quota bassa. Questa cresta è innanzitutto davvero scarsamente segnalata (a partire dalla casetta con libro di cima) incontrando rari ma fondamentali ometti. Secondo poi è invasa da arbusti più o meno fitti che obbliga a risalire e ridiscendere dozzine di cumuletti rocciosi. La roccia è di ottima qualità, offre un grip fantastico, ma le condizioni di questa cresta la rendono percorribile con estrema lentezza per cercare di individuare il percorso esatto evitando di andarsi a imbelinare tra arbusti invalicabili e pietraie inaffidabili. Per di più io ho ancora trovato neve su tutto il versante nord, rendendo alcuni punti non praticabili e obbligando passaggi sulla roccia cruda, che si sono rivelati senz’altro migliori che farsi largo tra arbusti e neve sfondosa tra pietroni. Per tutte queste ragioni valuto il tratto EE. In sintesi, per completezza riporto il giro: dal ponticello sul Rio Codano al fondo di Via Bertolotto dritto per dritto come da descrizione principale fino a Bassa delle Sette, poi cresta in direzione Lera (circa due ore nelle attuali condizioni), trascurando sia la Madonna della Neve che il Rosselli, quindi discesa dal bivio senza nome e senza palina su traccia con bolli bianco-rossi, che si fa strada tra infidi ciuffoni di erba gialla per arrivare al traverso del sentiero n.10 proveniente da Fontanabruna e che riporta all’ultimo bivio trovato in salita sotto la pietraia. Il traverso, in questo senso di percorrenza presenta dislivello positivo da affrontare. Durata complessiva 3 ore e 45 scendendo di corsa dal bivio senza nome fino alla macchina.
Senz’altro tutta la zona offre panorami suggestivi e selvaggi, che permettono a mezzora di auto da Torino di godere appieno dell’autenticità della montagna. Branchi di camosci, rapaci, pietraie e boschi. Il tipo di roccia offre la possibilità di prendere confidenza divertendosi tra blocchi e lastroni. Le condizioni del tracciato invaso dalla vegetazione e gli scarsi riferimenti in cresta costringono tuttavia a una costante concentrazione e un po’ di trighi. Il consiglio è, nel dubbio, di rimanere sul filo di cresta andando per roccia. Si sali-scendono decine di cucuzzoletti ma non ci si sbaglia. Da solo senza aver incontrato nessuno su tutto il percorso, nel tardo pomeriggio.