Lagunaz (Spiz di) Diedro Casarotto-Radin

Lagunaz (Spiz di) Diedro Casarotto-Radin
La gita
teo
5 25/06/2010

Vione molto impegnativo, soprattutto per la logistica (attacco e discesa). Come impegno globale, si può paragonare ad una delle grandi via in roccia delle Alpi Occidentali.
Innanzitutto un grazie per le “Note sulla discesa” trovate su questo sito. Segnalo poi il sito: www.ramellasergio.it (ottimo schizzo) e relazione, poi una fondamentale foto trovata su www.caivenezia.it, ed infine una stupenda foto dello zoccolo (anche se poi relaziona la via Piano Inclinato) su http://kitalpha.altervista.org.
La via inizia dall’auto: infatti per prima cosa (soprattutto arrivando come noi di notte) bisogna individuare la Baita del Tita: è quella 100 m dopo “Il Rustico”, che è una moderna costruzione in pietra. Quella del Tita è abbandonata ed ha scritto Baita su un lato. Ci si inoltra dietro la baita, e per tracce (sperate di trovarle!) si risale tutto l’impegnativo zoccolo. E’ importante anche avere intuito, esperienza e seguire sempre dove è più battuto. Arriverete alla cengia, trovando un primo posto da bivacco: continuate in leggera discesa (prato sospeso), quindi salite un breve e ostico camino/canale con masso incastrato, ribaltandosi al di sopra. Cengia con nicchia da bivacco (materassini).
L’attacco è più in basso, su ghiaone, rimontando lo sperone vicino al Boral (tiri facili) fino ad una cengia camminabile. Attenzione! Noi qui abbiamo sbagliato, perché abbiamo attaccato un poco più a sx. della grotta-bivacco, su sperone al di là di un canale (abbiamo anche trovato chiodi). Siamo arrivati ad un cengia un po’ sopra della suddetta camminabile (trovato 2 chiodi) e quindi abbiamo salito un evidente diedro (sosta alla fine), a cui segue fessura strapiombante. Se siete qui, è sbagliato, i tetti vanno superati a sx. (vedi foto Cai Venezia) e non a dx. Accortici dell’errore, abbiamo fatto una doppia dalla sosta del diedro ed una da un larice, per raggiungere la cengia camminabile.
Da questa (in qualunque modo l’abbiate raggiunta) andate tutto a sx., verso una sperone di roccia ed erba e puntate ad un evidente diedro un pò appoggiato (roccia grigio scuro). A questo punto troverete una sosta di chiodo e clessidra. La relazione/schizzo di Sergio Ramella a questo punto è perfetta e la via logica.
Via chiodata nei punti giusti. Buone le soste. Sufficienti una serie di friends fino al 4, nuts e qualche chiodo.
Discesa: ottima la relazione di Sergio Ramella e Note di Discesa di questo sito. Aggiungo che per la risalita della Torre di Lagunaz, dopo circa 100 m, bisogna stare più o meno in centro (caminetto) e puntare poi a sx.(spigolo). La prima doppia tira giù dritta (a sx. spigolo faccia a monte). Nella penultima doppia abbiamo dovuto tagliare la corda perché incastrata (fortuna che l’ultima arrivava). Dalla forcella dove si atterra si risale il crinale erboso della spalla del Monte San Lucano (facile) che porta alle cenge orizzontali della montagna di fronte, che si percorrono verso sx. (faccia a monte). Vi troverete quindi sopra a delle placche bagnate. Guardate bene: troverete clessidra di doppia ed ometto. Qualche doppia da 30m e facili ma talvolta delicate disarrampicate (seguire dove battuto), vi porteranno ai prati.
Qui noi abbiamo ravanato a trovare il sentiero. Dovete comunque andare a sx. (faccia a valle) fino a colle erboso (segnavia rosso-bianco). Meglio avere una cartina. Se passate vicino a una fontana/presa è giusto. Lungamente tornerete a valle ed alla civiltà…

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