- Accesso stradale
- Agevole fino al primo e adesso unico utilizzabile dei due parcheggi esistenti.
Obbligatorio parcheggiare al primo dei due parcheggi esistenti, quello dove c’e’ il campeggio prima del lago. Tanto gia’ e’ poco lungo l’avvicinamento, facciamo che aggiungere ancora un chilometro, che diventano due al rientro sommati ai 30 e piu’ che bisogna percorrere, sebben nell’arco di due giorni da auto a vetta e viceversa. Il ghiacciaio ritiratosi parecchio comporta un giro ampio il contornarlo tutto a sx con perdita di dislivello dal rifugio seppur di poco. Crepi addocchiati, giusto uno vicino al pistone, che e’ sempre evidente sin dall’inzio fino in punta. Ottimo rigelo, ha mollato un minimo in fase di discesa quando il sole scaldava gia’ da un po. Noi abbiam optato per la normale cosi han fatto tutte quelle poche cordate presenti al momento della salita. Impraticabili le altre due varianti causa eccessiva magrezza dei pendii sotto la cima. Il canale non oppone nessuna difficolta’ di rilievo, solo attenzione a non far volare giu’ non tanto pietrisco, (c’e’ ne in abbondanza) quanto pietre quelle un po piu’ grosse, perche’ guarda caso e’ sempre quando si e’ nel difficile che ci si ritrova tutti quanti assieme a fare tutti la stessa cosa.
Il pezzo che rimane ad arrivare in vetta e’ una pietraia, ma una volta in cima il panorama e’ di primordine. Ci si trova esattamente posizionati tra i due colossi della Barre a sud e della Meije a nord.
Scoraggiante doversi poi sobbarcare tutto quell’eterno rientro per quanto magnifico possa essere l’ambiente in cui si cammina, e’ un po’ come andarsi a suicidare un tantino.
Non soddisfacente il trattamento al rifugio quanto alla qualita’ del cibo, da lasciare non poco a desiderare.
Torno su questo struggente quanto sfiancante itinerario a 26 anni di distanza, non piu’ ormai coi ritmi e gli entusiasmi di allora. Giusto un test per valutare quanto le forze possano ancora reggere in la nel tempo.
Elke Enzo