C’è chi parte alle prime ore della notte per salire in vetta al Bianco e chi poco dopo le tre del mattino imbocca il tunnel del Bianco per il capriccio di una sfida lanciata dall’impressionante parete del Grand Manti.
Un po’ di riflessioni sedimentate dopo la scalata…
Ore 8:10 attaccata la via
Ore 18 circa in sosta all’ultimo tiro
(sorvolo sulle altre scadenze orarie, sono solo cronaca da folli della scalata mattutina e notturna)
L1: 7a, davvero duro e stressante, come cercare di arrivare vivi alla fine del tipico videogioco platform senza farsi sparare nemmeno una volta dai nemici, soltanto che qui la bravura sta nell’afferrare soltanto le prese buone in un campo minato di roccia decadente (detto con diplomazia). Curiosamente il tiro ha le prese completamente segnate, forse per facilitare l’ingresso mentale e psicologico ai visitatori di questo colosso.
L2: 6c, effettivamente sparisce ogni traccia di magnesite e il calcare migliora un tantino.
L3: 7a+, decisamente più addomesticabile, niente a che vedere col primo tiro, seppur il grado sia ben calibrato.
L4: 7a, facilotto traverso a destra, un po’ di delicatezza e la signora sosta si farà vedere presto.
L9: 7b, “Wow!” esclamerebbe il Finalero doc, placca verticale tecnica di pura concentrazione, le dita vanno a nozze.
L10: 7a+, il duro si concentra su una breve sezione finale ditosa, abbordabilissima per il grado.
L11: 7b+, spettacolare fessurino, esattamente il tiro che uno vorrebbe fosse l’ultimo di una serie di lunghezze azzeccate fino ad ora e invece c’è quel dodicesimo….
L12: 7c, appunto, la scalata si fa completa, si archivia per un istante la libera e si estrae dal cappello una bella staffata per superare il tetto diedro con passo di 7c.
L13: 7b, sezione durissima in partenza con prese all’inchiostro simpatico, roccia mediocre dalla metà in poi, spit allegri e test di tenuta della corda; non è mancato proprio nulla.
L14: 6b+, terribile placca da spalmo.
L15: 6b+, strapiombino fetido.
Discesa: scesi con 9 doppie (ultimo tiro non fatto per pioggerella incipiente) tutte fuori asse della via, le ultime belle frizzanti. Bravo Arnaud che ha condotto le danze come al solito!
Sostituite molte fettucce completamente usurate delle soste di calata.
Sicuramente una scalata impegnativa di testa, per il fisico, per il morale e per la tenuta della motivazione dall’inizio (soprattutto l’inizio) alla fine. La roccia non aiuta a mantenere alti i livelli di queste componenti.
Complimenti vivissimi al visionario di questa linea, Philippe Mussatto, colui che l’ha aperta, chiodata e liberata!
Con l’inseparabile Arnaud, primo di cordata nei tiri pari fino al decimo.
Non so dire se abbiamo più scalato o mangiato, ma ad entrambi ci siamo dedicati con passione e abnegazione
E un grazie caloroso al fornaio di Le Touvet che alle 5 del mattino, vendendoci i suoi croissant appenda sfornati, ci raccontava degli ubriachi che a quell’ora lo vanno a trovare.