- Accesso stradale
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Una storia tutta in traverso
Apro gli occhi, aspetto sonnecchiando qualche minuto prima di svegliare Marco mentre fili d’erba danzano alla leggera brezza del mattino all’altezza del mio naso. Attimi dopo, il sole spunta dal mare che si trasforma in una spada luminescente, la danza dell’erba è elegante e i primi insetti ronzano a caccia del cibo quotidiano. Tutto molto romantico, meno quando qualcuno di questi insetti non cerca qualcosa nel mio naso, in un orecchio… Da anni, soprattutto con Marco, ci piace dormire “Sous les Étoiles”; spesso arriviamo di sera tarda, buttiamo a terra il materassino e via nel sacco a pelo e come si dice… e per tetto un cielo di stelle. Appunto.
Stiamo ai piedi del versante est del Corno Piccolo del Gran Sasso, località Cima Alta. Qui termina la breve strada sterrata ed è qui che passiamo le notti, qui vediamo albe mozzafiato e qui la meraviglia si rinnova, qui la moka ci offre il caffè, qui iniziano quelle giornate dove la vita ci sembra più ricca.
Da Cima Alta impieghiamo meno di due ore per arrivare all’attacco della strana o singolare idea che abbiamo in testa. Idea dettata dal fatto che da diversi anni quando scalo al Gran Sasso mi piace collegare una via con un’altra, poi un’altra ed un’altra ancora con dei traversi improvvisati, traversi che mi piacciono da morire e che non hanno nulla di scontato. Anni fa riuscii a salire la Prima spalla del Corno Piccolo con dodici tiri di corda quando generalmente ne bastano al massimo 6/7, quanti ne bastano per qualsiasi altro itinerario su questo versante.
Buttiamo tutto in macchina e saliamo il lungo crestone dell’Arapietra.
Poco prima dell’attacco della Cresta Nord-Est una facile rampa ci porta ad una selletta dalla quale scendiamo 25-30 metri. Questo è il punto che abbiamo scelto per la nostra giornata un po’ matta ma di cui non ci importa niente se è matta oppure no. Vogliamo scalare, traversando da sinistra a destra l’intera parete nord del Corno Piccolo, senza raggiungere cime o che altro; scalare in orizzontale per quanto ci permetta la parete, la nostra capacità e la nostra intesa come cordata fino al termine della parete.
Marco è la persona con la quale scalo più frequentemente. Abbiamo un divario di età che sembra non ci sia affatto; a me sembra di avere i suoi trent’anni ( che mi va benissimo) e, a quanto pare, lui potrebbe avere i miei 73 (che gli andrebbe malissimo) per come ci intendiamo. Unica differenza: io fatico a stargli dietro. Lui no.
Una solida placca scalata in obliquo ci conduce sotto il primo grande tetto. Attraversato questo con un bel tiro, sembra che già vada in fumo la nostra idea; troppo difficile per me continuare in traverso e mi tocca fare due tiri in verticale dove, giunto su un comoda cengia, la seguo brevemente verso destra e trovata una sosta scendiamo con una doppia di 35 metri con l’unica corda che abbiamo, 60 metri da 8mm, e siamo quindi obbligati a qualche numero di arrampicata in discesa e slegati per approdare su una seconda cengia. Da qui una fessura obliqua dalle sette bellezze ci porta ad un vicolo cieco a filo di uno strapiombo che scende verso destra. La ormai diffusa e oscena pratica di piantare spit ovunque ci risolve il problema del prosieguo; con un pendolo scendo nelle fessure sottostanti e così fa Marco. La nostra obliqua scalata prosegue seguendo placche e fessure, poi un secondo grande tetto sulla testa ce lo lasciamo presto alle spalle così come altre placche, rampe e fessure. La bellissima giornata è complice del nostro entusiasmo perché ci sembra che riusciremo a completare questa singolare ascensione. E’ nord secco però, e a tratti scaliamo indossando il piumino perché il sole lo abbiamo visto e fotografato solo nei primi due tiri e quel po’ di vento da ovest ci fa freddo. E’ fine giugno ma l’aria è quasi gelida, così come la roccia. Un solo tiro, tra gli ultimi, ci richiede attenzione per via di roccia non solida, anzi.
Arrampichiamo sotto un terzo grande tetto/strapiombo, al suo termine una lunga rampa/fessura ci porta alla sommità ed uscita della via Iskra, dove termina in pratica la bella parete nord del Corno Piccolo e termina anche la nostra singolare scalata che ci è piaciuta davvero tanto.
(Test Massimo Marcheggiani – Foto Marcheggiani, Marocco)