Gran Carro o Becco della Siarda, crestone ovest – Via del Presidente

Gran Carro o Becco della Siarda, crestone ovest – Via del Presidente
La gita
enzo51
3 25/07/2019
Accesso stradale
ino alla diga senza problemi

Due orette di faticosa marcia (e questo gia’ rientra nel criterio di gita alpinistica a tutti gli effetti, tanto piu’ che non si incontra lungo tutta la via, a parte alcuni chiodi tradizionali e diversi cordini fissi attorno a spuntoni, uno spit che sia uno nemmeno a cercarlo col lanternino) ad arrivare all’attacco, visibile non prima di aver scollinato alla bocchetta di Drosa e perso un 100 metri di dislivello buoni buoni. Solo a questo punto dopo aver attraversato un nevaio alla sx (scarpette da trekking sufficienti) alla base della parete ovest, e’ intuibile dove attaccare, ovvero alla base dello sperone ovest il secondo che si incontra procedendo sempre verso sx, in corrispondenza di una rampa alla base di una paretina (che invita a legarsi) con fessura che porta in cresta (ometto di poco piu’ basso del punto d’attacco sulla dx salendo).
Salito lo sperone praticamente tutto in conserva lunga protetta senza percorso obbligato, con frequenti uscite dal filo e sulla dx come alla sx, alla ricerca sempre del percorso piu’ logico da seguire.
Tagliato alla base del gendarme sulla sx proseguendo fino all’anticima.
Breve disarrampicata alla forcella separante l’anticima, e ultima impennata fino alla cima vera e propria con triangolino di vetta del Cai di Rivarolo.
Roccia splendida che muove un po’ solo nell’ultimo tratto relativo all’accesso in vetta.
Possibilita’ di integrare in ogni momento con protezioni veloci (portarne un bel set di tipo medio piccolo), un numero limitato di chiodi tradizionali sicuri e in buono stato, consentono di procedere sempre in massima sicurezza.
In discesa dalla cresta nord a tornare alla base il temporale anticipandoci nonostante le tre ore e mezza di scalata soltanto, ci ha fatto optare per un giro a tornare che non fosse quello citato in relazione, infido e pericoloso con la nebbia e le prime goccie arrivate ormai a coprire e a bagnare tutto, fino a rendere l’ambiente a dir poco spettrale. Fortunatamente col GPS in dotazione alla socia, si riusciva a sapere in ogni momento dove eravamo.
Troppo spostati a dx e piu’ alti del punto da dove con la calata di 50m si sarebbe tornati alla bocchetta di Drosa.
Fatto sta che dopo tanto ravanare a scendere nel tentativo di correggere la traiettoria, badando a non scivolare su terreno scosceso diventato infido che mai a causa della pioggia in corso, una sosta per doppie l’abbiamo reperita comunque, anche se non quella che ci aspettavamo di trovare, bensi un altra, quella normalmente utilizzata per calarsi dalle vie del triangolo del Carro, (se non e’ fortuna questa..!). Calati per 50m a piombo giu’ fino all’ometto di base (avevamo due mezze da 55m).
Ancora qualche scroscio di grandine qualche residuo brontolio dall’alto, poi man mano si riapre fino a intuire chiaramente l’ancora lungo tragitto a rientrare alla diga e aime’ al caldo di quest’estate bollente che mai.

In ottima compagnia dell’intrepida Juliette.. che si e’ tirato lo sperone quasi per intero da primo di cordata, con sempre un occhio attento alla sicurezza. Brava…

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