Alle tre da Bruil al Col d’entrelor in 4 orette buone..il sole piglia il posto all’oscurita’ e al fresco anche troppo.. di poco prima. Si parte alla maniera di come si usava una volta esplorando terreni misconosciuti per non dire dimenticati del tutto. Sara’ una danza su e giu’ di torrione in torrione dalla durata di 7 per la sola traversata, che sommate alle quattro ad arrivare all’attacco piu’ altre tre a completare il giro ad anello, ecco che gia’ un bel pacchetto di ore di continua e serrata attivita’ saltano fuori come niente, pause incluse s’intende.
Muniti di un bel set di fettucce e friend (ne martello ne chiodi appresso), di cui ne faremo esteso utilizzo lungo questi 3 km tutti da esplorare metro dopo metro.
Siamo diventati comodi a scalare e ovunque, dove da una sella partiva la torre di fronte da scalare le scarpette ci sono venute comode.
Seguito in linea di massima quanto piu’ fedelmente possibile il tracciato dei primi salitori (di oltre un cinquantennio fa). Tuttavia nel frattempo le cose si sono un po’ modificate, sono avvenuti dei crolli e i segni sono evidenti dappertutto.
Diversi i passi dove notevole e’ stato lo sforzo di braccia con zaino in spalla che proprio tanto leggero non e’ mai, un eta’ no piu’ giovane che non aiuta, l’approccio mai breve che gia’ lima via non poco le forze.
Insomma l’mpegno e’ sempre tanto ogni volta che si mira a andare sempre un po’ al limite delle proprie possibilita.
Dopo un incessante cavalcata del genere viene spontanea la domanda..ma quando si arriva alla fine?
E alla fine un torrione l’ultimo dall’aspetto davvero poco invitante l’abbiamo contornato alla base sulla sx scendendo su terreno a dir poco insidioso, dove a un certo punto un chiodo tradizionale vecchio di anni con l’aiuto di un cordino (perche’ del solo chiodo non ci fidevamo) passato attorno a un masso incastrato, ci e’ servito a scendere un salto (diversamente indisarrampicabile) e consentirci di uscire definitivamente dalle difficolta’.
Con Patrizio in questo viaggio nell’ignoto.