Gialeo (Rocca) – Via col Vento

Gialeo (Rocca) – Via col Vento
La gita
fabiodaloiso
3 08/06/2025
Accesso stradale
Avvicinamento dal Colle Della Bicocca (strada aperta)

Il colore di questa parete aveva attirato la mia attenzione qualche mese fa quando in lontananza avevo intravisto a destra del Chersogno una muraglia rossastra che si ergeva tra i pendii ancora innevati di fine primavera. Così, dopo aver scoperto il nome di questa parete, io e Luca ci siamo messi in viaggio per venire a toccarne la roccia e salire una delle vie che la attraversano.
Ci attirava soprattutto il fatto che si trattasse di una parete poco frequentata, che alcune vie non fossero relazionate e che per questa via in particolare l’ultima relazione fosse del 2017; insomma tutti gli elementi per godersi una giornata di alpinismo come piace a noi.

Qualche informazione per i futuri ripetitori.
L1: di facile orientamento, si sale sulla verticale leggermente a sinistra rispetto al bong posizionato all’attacco della via; si intravede il diedro da risalire con facile arrampicata fino alla sosta su 3 chiodi con cordino e fettuccia (sosta in sicurezza, non abbiamo integrato).
L2: inizio come da relazione. Dopo aver doppiato lo spigolo, abbiamo salito la fessura riportata in relazione; arrivati su una cengia sotto degli strapiombi noi abbiamo sostato in corrispondenza di un chiodo (abbiamo integrato con un altro chiodo e micro-friend). Ci sembrava la sosta logica, sebbene non corrispondesse esattamente a quanto riportato in relazione.
L3: traversare decisamente decisamente (due volte) a sinistra, non lasciarsi tentare da diverse possibilità di salita, ma individuare l’ultimo diedro visibile e risalirlo fino alla sosta.
L4: abbiamo trovato fuorviante la relazione. Dalla sosta bisogna proseguire sulla verticale fino ad individuare due chiodi (massimo 3 metri sopra la sosta) in corrispondenza di un tetto; arrivati sotto il tetto non andare a destra, ma salire dritti con un passo ostico in partenza (visibile un vecchio cuneo di legno non utilizzabile); poi ci si ritrova subito nel diedro riportato in relazione che si può risalire facilmente su buoni appigli e appoggi sulla sua faccia sinistra (un altro cuneo di legno non utilizzabile lungo la linea).
L5: risalire leggermente la fessura piena zeppa di ciuffi d’erba visibile a sinistra ed iniziare il lungo traverso verso sinistra. Si doppia prima lo spigolo, poi si prosegue su rocce e cenge d’erba seguendo qualche chiodo a tracciare il percorso. Si arriva fino ad un nut incastrato dove si può sostare. Noi siamo tornati indietro per 3-4 metri e abbiamo preferito fermarci alla cengia erbosa molto comoda poco prima di arrivare al nut incastrato. Abbiamo allestito una sosta su chiodi (che abbiamo poi recuperato).
L6: siamo ripartiti salendo sulle rocce a sinistra della nostra sosta (due chiodi) fin sotto il tetto rossastro. Qui abbiamo sbagliato e abbiamo risalito ancora verticalmente (non abbiamo attraversato a destra come riportato in relazione). Siamo così arrivati con bella arrampicata su roccia solida (seppur lichenata) alla zona di cenge descritta al termine di L7.
Nella zona di cenge erbose abbiamo intercettato una sosta su chiodi e cordino azzurro dal quale siamo partiti per L8 fino in cima alla cresta (si può evitare questo tiro dirigendosi già verso l’intaglio della cresta visibile sulla destra).
La cresta nel punto in cui giunge la via è una pila di piatti (prestare molta attenzione). Se si è effettuato l’ultimo tiro bisogna proseguire per qualche metro lungo il filo di cresta in direzione dell’intaglio che si vedeva dalla base del tiro. Qui abbiamo trovato un cordino e un chiodo che si è sfilato con la mano. Abbiamo quindi allestito una sosta su 3 chiodi per calarci in sicurezza nell’intaglio. Tornati all’intaglio abbiamo proseguito nella stessa direzione lungo la cresta aggirando il torrione sulla destra e riprendendo il filo di cresta (grande omino di pietre visibile). Da qui abbiamo proseguito lungo la cresta in disarrampicata non banale (tre salti da superare) fino ad individuare due grossi massi con diversi cordoni e fettucce e maillon di calata (abbiamo aggiunto una fettuccia verde, ma utilissimo averne una di almeno 150 cm). Da qui con 3 calate su cordoni e chiodi siamo arrivati alla base della parete.

Mai scelta del nome fu più azzeccato per questa via che abbiamo salito dopo una notte passata in tenda (il bivacco era pieno e rischiavamo di non dormire) a farci cullare dalle ululanti raffiche di vento che ci hanno tolto comunque il sonno ma non la voglia di arrampicare. Un ringraziamento speciale al Lucon, fedele compagno di avventure memorabili.

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