- Accesso stradale
- Ok
Se state cercando un itinerario dal sapore antico, che riporti la mente agli albori dell’alpinismo esplorativo locale, immersi in un ambiente incontaminato e solitario, questa gita fa al caso vostro. Se invece cercate un’arrampicata su bella roccia, il discorso cambia, diversi sono i punti poco solidi, con alcuni blocchi appesi qua e là. Abbiamo fatto un parziale lavoro di disgaggio per sistemare un pò la situazione, si notano anche alcuni recenti crolli, segno che la cresta è in continua mutazione e da prendere con le pinze.
Da sotto non sembra così articolata, ma una volta in gioco ci si accorge della grande quantità di torrioni e gendarmi da salire o aggirare; insomma c’è da fare e non poco.
La discesa è anch’essa da non sottovalutare, già delicato arrivare ai primi chiodi di sosta, poi quattro calate rispettivamente da 50 m ciascuna, la prima a piombo nel vuoto, le restanti su chine erboso/rocciose veramente ripide; il rischio più grande è rappresentato dalla possibilità di incastrare le corde, lavorate bene in fase di recupero altrimenti son grane.
In cresta si trovano una manciata di chiodi (alcuni recenti altri preistorici), cima al naturale senza ometto.
Al mattino buon meteo, poi dal primo pomeriggio nebbie continue sul versante orientale.
Con Enzo in questa lunga cavalcata.