- Accesso stradale
- in auto sino a Pian della Regina -4 x 4 autovettura con ruote termiche
Attacchiamo la salita seguendo le tracce dei giorni precedenti che risalgono seguendo le vecchie piste da sci e che conducono al colle Sea delle Tampe (quota 2299 m) ed all’arrivo degli impianti di risalita sotto il monte Grané (2314 m). Una volta raggiunta la dorsale che si diparte dal colle Sea delle Tampe in direzione del monte Ghincia Pastour (quota 2469 m) svoltiamo decisamente a destra e ci portiamo sulla spalla destra del Ghincia Pastour per raggiungerne la cima: non ci sono tracce e dobbiamo battere su neve abbondante e piuttosto pesante, in quanto già scaldata dal sole, per oltre 100 m di dislivello. Una discreta faticata, ma la cima ampia ed assolata del Ghincia Pastour, con una splendida vista sul Monviso ed i suoi satelliti ci ripagano ampiamente. Spuntino veloce, cambio di assetto, foto di rito al Re di Pietra ed ai suoi satelliti, e poi la ciurma sembra dividersi sulla scelta dell’itinerario di discesa: da una parte gli sciatori incalliti che valutano la discesa in boucle sul percorso classico di salita al Ghincia Pastour che, ancora in ombra, sembra offrire un centinaio di metri di dislivello di discesa in più su pendenze più significative, dall’altro i saggi alpinisti che propendono per ripercorrere l’itinerario di salita che, pur comportando una prima parte di discesa poco godibile per lo spostamento obbligato per riguadagnare il colle Sea delle Tampe, offre una restante parte di discesa su pendii assolati già attraversati, almeno parzialmente, in salita, e quindi noti. Gli sciatori incalliti, impazienti di arare gli ampi pendii ancora in ombra (e quindi in polvere) del Ghincia Pastour si calano a valle sul percorso classico di salita, incuranti delle condizioni del tratto mediano che salendo non era stato possibile osservare attentamente: prima parte di discesa fino a quota 2100 m su farina di bellezza commovente, peccato che si tocchi qualche pietra sotto, altrimenti sarebbe stata una sciata perfetta da 5 stelle. Dopo quota 2100 purtroppo arrivano le note dolenti: 100 metri di dislivello percorsi attraversando una pietraia infame, con massi di grossa dimensione, e manto nevoso troppo scarso per consentire un tranquillo passaggio con gli sci, ci obbligano a lunghi diagonali e frequenti passaggi delle solette su rocce e spuntoni. Dopo questo tratto di sofferenza, discesa su buona farina sulle vecchie piste da sci fino a Pian della Regina. Una volta giunti tutti a Pian della Regina i saggi alpinisti comunicano a denti stretti agli sciatori incalliti di aver seguito il loro stesso percorso di discesa, per cui gli sciatori incalliti si cospargono il capo di cenere in segno di penitenza e propongono di dimenticare i dolori delle solette degli sci in piola…
La salita si è svolta al cospetto del Monviso e dei suoi satelliti, sotto un sole splendente e con panorami bellissimi. Discesa da quattro stelle nella parte alta, tre abbondanti nella parte bassa e con parte centrale da dimenticare, mi inducono a consigliare questa discesa solo con innevamento abbondante oppure con sci da pietre ed una buona dose di attitudine al “ravanage” sci-alpinistico.
Conclusione della gita al ristorante l’Alpino di Calcinere con pasto luculliano di ottima qualità ed appropriate libagioni, a cui noi quattro confratelli dell’alpe e della crapula ci siamo accostati con la consueta dedizione.
Ringrazio per la bella giornata i confratelli Andrea l’Occitano, Andrea il Valdostrano, Stefano il Genoano-Irlandese e la gentildonna Gaia che ci ha sopportato anche questa volta.