- Accesso stradale
- Strada complessivamente pulita e diversi posti auto disponibili
- Osservazioni
- Nessuno
- Neve (parte superiore gita)
- Crosta da rigelo portante
- Neve (parte inferiore gita)
- Polverosa
- Quota neve m
- 1300
- Equipaggiamento
- Scialpinistica
Circa 2 km di forestale battuta fino alla base del vallone da dove inizia la salita per la cima.
Salita su crosta da rigelo portante, nulla di tecnico fino all’arrivo.
Arrivati al parcheggio, memori del giorno precedente, siamo pronti ad assaggiare cucchiaiate di farina fresca. Al momento della partenza però chiediamo conferma ad alcuni local che, infelicemente, spengono il nostro gaso come soffiare su una candela accesa e ci dirottano verso una banale gita assalita già da un treno di skialper pronti a grattugiare crosta come fosse granatina alla menta.
Affliti e rassegnati al nostro destino partiamo, perchè lo strino non si infama, e ci dirigiamo verso la cima. Diversi componenti del gruppo della terza età di San Giacomo ci superano con banalità disarmante, perchè essere giovani è una cosa ma essere esperti è un’altra.
Arriviamo su e, perlomeno, rimaniamo piacevolmente deliziati dal paesaggio attorno a noi. A questo punto inizia un acceso briefing tecnico, avvalorato anche con riprese aeree, per la scelta della line di discesa più estetica. Si decide di tentare l’amara sorte assaltando l’ultimo baluardo di pendio nord ancora intonso. I butei si gettano all’arrembaggio del pendio e dopo 80 inevitabili metri di crosta trinciagambe, gli improperi si strasformano in ululati di piacere: anche stavolta abbiamo guadagnato la polvere. Dura poco, tempo di percorrere il rado boschetto ed arrivare al guado, così in preda all’euforia decidiamo di ripellare.
Anche stavolta ce la siamo guadagnata.
Andre,Tilli, Jack, Elio, Ricky, Fil