- Accesso stradale
- Nulla da rilevare. Occhio agli orari poco ampli della funivia, peraltro nuovissima e veloce.
Chiodatura corretta, ma essenziale. Via di montagna, comunque: richiede un certo impegno, anche per trovare l’itinerario: dove gli spit sono più rari, è facile divagare – dato che si arrampica su una parete, più che su uno spigolo. Discesa. Occhio: noi non abbiamo trovato il secondo ancoraggio dopo la prima calata della serie di doppie consigliata, a partire dall’ultima sosta. Abbiamo così (dopo qualche giustificata contumelia seguita alla scomoda risalita di uno di noi) proseguito insieme sulla cresta (facile ma esposta) per 15′ circa, fino un intaglio da cui un canale scendeva verso destra (in senso di marcia verso la cima del Frachiccio) dritta sulla petraia (visibile) per circa 150 metri. In mancanza di un ancoraggio predisposto, abbiamo attrezzato noi una prima doppia dalla cresta (cordino in Kevlar viola e maillon, rimasti), e trovato sotto altri 2 successivi ancoraggi già predisposti (da non pochi nostri predecessori, evidentemente), dopo la prima calata. Entrambi di cordini colorati, piu o meno buoni, sovrapposti, ed entrambi provvisti di anelli in acciaio. Il primo su spuntone, il secondo su 2 chiodi (lato sinistro, tanto orografico quanto del percorso di discesa del canale). Non credo che coincida con nessuna delle due, diverse serie di calate consigliate invece dalla relazione, ma forse rappresenta una ulteriore soluzione intermedia, non particolarmente impegnativa. Tre calate da 50 in tutto. Attenzione però a non lapidarsi con le pietre in equilibrio precario…
Grazie a Mauro Burdino (che ha tirato), nonché alla competenza ad alla gentilezza della Capanna dell’Albigna del CAS. Ottima cucina. Stimolante ambiente internazionale. Un saluto a Marco e Luca Verri, simpatici e socievoli commensali!