Forno (Colle del) da Ceresole

Forno (Colle del) da Ceresole
La gita
Accesso stradale
Ottimo
Osservazioni
Nessuno
Neve (parte superiore gita)
Farinosa ventata
Neve (parte inferiore gita)
Crosta da rigelo portante
Quota neve m
1500
Equipaggiamento
Scialpinistica

Quando l’avventura incontra il meteo e perde ai punti.

Partenza puntuale dalla diga alle 8:20, con la neve ancora generosa sotto le pelli e il morale alto. La salita nel bosco è stata una piacevole illusione di tranquillità: nessun vento, solo il suono degli sci che scivolavano sulla neve e il fiato corto che ricordava che, sì, il dislivello c’era.

Poi, superato il bosco, il meteo ha deciso che stavamo facendo troppa poca fatica. Prima una brezza leggera, poi un bel vento deciso, infine… la Patagonia in persona. Sui pendii che portano al Col Perdù c’è stato il primo avvertimento: “Ragazzi, tra poco volate”. Verso il Colle del Forno, il vento ha mantenuto la promessa e si è trasformato in un muro invisibile che spingeva indietro più della gravità.

L’idea era di arrivare in punta, ma la prudenza (e l’istinto di sopravvivenza) ha vinto sul desiderio di gloria: ci siamo fermati un po’ prima, giusto per evitare di essere deportati in Francia senza passaporto.

Sopra, la neve era uno spettacolo: farinosa e invitante. Sotto il Col Perdù, però, la situazione cambiava: un po’ di crosta a tradimento, giusto per tenere alta la concentrazione. Continuando, la trasformata diventava sempre più dura, fino a sembrare marmo, ideale per chi sogna di testare la tenuta delle lamine. E il bosco? Il bosco a tratti accettabile a tratti sopravvivenza.

Menzioni speciali

Un applauso a Ivan, che nel bel mezzo del bosco, dove la tecnica lasciava spazio alla pura sopravvivenza, ha urlato l’unica regola veramente valida: “Se sei incerto, tieni aperto!” – parole che verranno incise nella roccia accanto alla croce di vetta.

Standing ovation per Nik, che ha affrontato la discesa con grande carattere, accompagnandola con un repertorio di espressioni colorite, un lessico essenziale per affrontare crosta, pendenze e imprevisti con lo spirito giusto.

E infine, onore e gloria a Bizio, profeta, meteorologo e fine stratega, guidato da un pensiero machiavellico dove la saggezza sta nel saper distinguere la natura del problema e nel scegliere sempre il male minore. Ha previsto il vento, ha anticipato lo stato della neve, e forse sapeva già che ci saremmo fermati prima della vetta. Peccato solo che non ci abbia detto quanto vento ci aspettava, ma forse anche quello era parte del suo disegno.

Nel complesso, un’uscita memorabile: neve buona, compagnia top, vento da raccontare ai nipoti. Voto finale: 10/10 per la salita, 11/10 per la resistenza al vento, 12/10 per la decisione saggia di fermarsi prima di decollare.

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