- Accesso stradale
- pochi posti auto in corrispondenza del divieto di transito, dopo aver attraversato Challancin
- Neve (parte superiore gita)
- Polverosa pesante
- Neve (parte inferiore gita)
- Polverosa pesante
- Quota neve m
- 1700
Ottomilaseicentocinque piedi. Meno uno alla partenza, moooolto di più all’arrivo. Da 10 a 15 cm di fresca nella notte hanno imbiancato il paesaggio, permettendoci di calzare le racchette dopo dieci minuti dall’auto. Gita in completa e totale solitudine (a parte noi), battuto la traccia fino in cima. L’attraversamento del bosco innevato è magico, ma richiede attenzione per non perdere la traccia sottostante del sentiero estivo, evitando di ravanare sui ripidi e poco simpatici pendii circostanti; dal col di Bard in poi abeti e larici si diradano, lasciando spazi di sempre maggior respiro e visuale sulle cime intorno, fino al col Boromein, da dove è evidente la morbida via di salita fino all’arrotondata Fetita. Panorama esteso, anche grazie alla mancanza della nuvolosità che di lì a poco avvolgerà le montagne circostanti; anche sulla dirimpettaia Testa dei Frà non scorgiamo tracce di esseri umani.
Discesa lungo la via di salita fino al col di Bard, da cui, con una digressione di poco più di un’oretta (4 km A/R) raggiungiamo la Court de Bard, buon punto panoramico sulla valle centrale. Diversi cartelli suggeriscono di raggiungere un “albero monumentale”, di cui noi non abbiamo visto traccia….(??).
Ritorno all’auto, con la neve che dopo Arpilles ha lasciato il posto alla fioritura di centinaia di crochi bianchi e, più raramente, viola.
Per l’intera escursione calcolare, in queste condizioni, circa 17,6 km in sette ore.
Con la costante compagnia di Gian Mario.