- Accesso stradale
- Nessun problema
Percorso ad anello molto particolare, per pendii e rupi molto selvagge e quasi impraticabili; noi, per la nostra testardaggine l’abbiamo fatto, ma agli individui normali, personalmente la sconsiglio.
Partiti da Cussalma, praticamente da casa di Marco, saliti sul sentiero normale fino al ponte sul rio Eugio, a quota 1189. Dopo pochi passi dopo il ponte, abbandonato sentiero, saliti con un traverso verso destra e risaliti la dorsale che diventa sempre più ripida man mano che si sale; finito il bosco di faggi, la musica cambia di brutto. Si sale per ripidi canalini e cenge erbose invase da piccoli arbusti, noccioli in predominanza, una specie di battaglia contro la Natura che ti sbarra la strada. Siamo giunti grossomodo alla quota 1535 del rudere segnato in cartina, però un pò più spostati a monte, già in direzione dell’Alpe Fioria. Breve pausa banana, poi armati di roncola e forbici da potatura, abbiamo iniziato il traverso verso nord-ovest: una vera battaglia contro la natura, però la nostra determinazione e testardaggine, ha avuto la meglio e siamo sbucati sulla grande sella in vista dell’Alpe Fioria. Da questo punto in avanti, abbiamo potuto riporre “ le armi” da battaglia e scrollarci la sterpaglie da addosso e ripartire su un percorso meno “cinghialesco”. Puntato all’alpe e saliti a naso, in quanto tracce di sentiero non ne abbiamo trovate; stesso discorso per il prosieguo a raggiungere il pianoro alla base della diga. Alla diga gli amici-colleghi guardiani di Marco ci hanno offerto il caffè, poi abbiamo intrapreso la discesa su sentiero fino all’Alpe Pis, m. 1596. Di qui abbiamo iniziato la seconda ravanata della giornata, ovvero seguito il percorso dell’antica roggia che portava l’acqua al borgo Pezza; anche questo percorso riserva dei tratti di percorso cinghialesco, ma ormai non ci facevamo più caso. Dalla Pezza discesa un po’ più comoda verso Pianfetti, poi su mulattiera discesa a Balmetta a chiusura anello e ritorno alla Cussalma.
N. B. Il percorso Ponte su Rio Eugio, quota 1189-rudere di quota 1535-Alpe Fioria- pianoro alla base della diga, é perfettamente segnato su Carta Mu Val Soana, con tratteggio nero, ma su terreno solo vaghe tracce di animali e solo a tratti!
Giornata bella, si stava bene al sole. Percorso che, vista la mia età, penso sia saggio non ripeterlo più, a meno che qualcuno, armato di motosega e tanta buona volontà, vada ad aprire un varco fra le sterpaglie.
Grazie agli Amici Franco e Marco, per aver tenuto duro a combattere contro la natura che oggi ci era avversa. Però noi siamo testardi, il percorso da rudere di quota 1535 fino alla diga, ci MANCAVA, non potevamo non farlo!