- Accesso stradale
- Libero fino al parcheggio dopo Grand Brissogne (la strada finisce alla centrale idroelettrica: è percorribile con auto normale e accorcia di molto lo sviluppo e di un po' il dislivello, ma è a rischio multa).
Davvero lunga la salita per il bivacco Menabreaz, se si rispettano i divieti. Al momento si trova acqua in abbondanza lungo tutto il percorso e si sta prevalentemente all’ombra, fino a dove è presente il bosco: segnalo che occorre prendere la deviazione per il sentiero 1a, in quanto il classico 1, attualmente, non è percorribile.
Bivacco ampio e accogliente, in riva al lago con fontana, e tanto di fornello a gas, luce, acqua calda, pentole, stoviglie e coperte: come in un rifugio, basta salire con un sacco lenzuolo.
Sveglia alle 4.30 e partenza alle 5. Noi siamo saliti senza materiale alpinistico, date le basse difficoltà della cresta. La traccia gps qui presente è valida, utile anche per capire a quale punto del Lago Lungo lasciare il sentiero per deviare verso i primi dossi erbosi, propaggini della cresta est vera e propria. Indicativamente, si tenga presente di lasciare il sentiero a circa metà della lunghezza del Lago Lungo, ometto su un masso.
Di qui, continuare a seguire il filo oppure aggirare le principali difficoltà sulla sinistra. Arrivati al primo torrione rossastro, si ha una prima parte di arrampicata semplice: superarlo tendendo a sinistra, per blocchi (ometto) e poi riguadagnare il filo. Le difficoltà su roccia cominciano intorno a quota 3100, una volta passata la breve discesa che segue il punto in cui si trovano i resti della croce di legno. Dal momento in cui si mettono le mani sulla roccia non esiste alcun segno che indichi la via, né chiodi o attrezzatura. Si tende a seguire il filo, su roccia quasi sempre ottima, e sono possibili numerose varianti. A circa metà dislivello della cresta si affronta la sezione in roccia rossastra: qui la qualità della roccia peggiora un po’ e occorre valutare bene cosa si tocca: da questo punto però, la vista sulla parete est è davvero impressionante e valorizza anche il passaggio più semplice, con un ambiente di alta montagna. In seguito, la qualità della roccia torna ottima e le difficoltà si abbattono ulteriormente. Bellissimo modo di arrivare in cima all’Emilius, cima panoramica per antonomasia.
Rientro dalla cresta sud (via normale) fino al Colle dei Cappuccini. Di qui siamo rientrati verso il vallone delle Laures con un traverso, prima in salita, poi discendente, su terreno sfasciumoso e instabile, ma nulla di particolarmente scabroso e nulla che non si sia mai visto se si è avvezzi ad ambienti di questo tipo; molto utile in questo punto la traccia gps qui disponibile. Dal Lago Gelato al bivacco, la discesa è agevole e veloce, in un ambiente di rara bellezza e bucolicità.
Lunga discesa per scendere dal bivacco all’auto, ma tendenzialmente ben camminabile.
Noi ci abbiamo messo tre ore e mezza a salire, tre ore e mezza a scendere (bivacco-vetta-bivacco).
Salita davvero meritevole, di bassa difficoltà tecnica ma nel complesso lunga e che richiede comunque esperienza su questo tipo di terreni. Si consideri comunque che, pur spezzando la salita in due giorni, la discesa dalla vetta prevede una parte su terreno instabile, da interpretare, e almeno 2500m di dislivello negativo.
Con Aline, che come al solito aveva studiato meglio di me.