Emilius (Monte) da Pila per il Rifugio Arbolle

Emilius (Monte) da Pila per il Rifugio Arbolle
La gita
alexabis97
4 22/07/2018

Gita molto lunga se con partenza da Pila, fattibile in giornata solo da escursionisti molto allenati.
Il primo tratto, Pila-Chamolè, si svolge in parte su sentiero che parte dalla fine della strada (nei pressi di un bar/ristorante sulla sinistra), ma poi questo finisce e a quanto ho visto si è praticamente costretti a risalire le piste di mountain bike/downhill, rischiando di essere investiti (sarà forse quasi per ‘costringere’ a prendere la seggiovia?)
Arrivati alla stazione della seggiovia Chamolè si raggiunge il lago con un breve traverso su ampio sentiero, prima della risalita di circa 350 metri fino al col Chamolè, su sentiero che si snoda a tornanti e senza difficoltà; dal colle si scende poi nella sottostante conca dove sorge il rifugio, con qualche tratto ripido e potendo ammirare una bellissima prospettiva della conca e delle vette che la circondano.
Dal rifugio, che ho usato come punto di appoggio, si prosegue su sentiero facile e ben segnato, intervallato da alcuni nevai quasi in piano e quasi innocui, e una volta superato il bivio per il col Garin il sentiero comincia a salire più deciso. Dopo questo strappo vi è un tratto con numerosi e brevi saliscendi spesso su terroso pietroso, fino al lac Gelè. Sopra il lago il percorso si fa più impegnativo, occorre attraversare altri due nevai leggermente in pendenza ma direi non pericolosi (nonostante il probabile forte rigelo a questa quota). Superato il nevaio comincia la salita decisa verso il passo dei tre Cappuccini, che si svolge su terreno ripido e pietroso, a volte tra i massi, a volte risalendo qualche roccetta con l’aiuto delle mani. I segni gialli sono presenti, ma a volte il percorso si perde facilmente, e così, dopo aver aggirato qualche nevaio più ripido sui massi a fianco mi faccio ingannare da alcuni ometti e per massi arrivo sulla cresta andando dritto (il percorso per il colle, invece, all’ultimo piega a destra).
Da qui il sentiero segnato si fa decisamente poco visibile e intuitivo tra la pietraia, vi sono più possibili tracce spesso segnate con ometti e ho trovato molto difficile riuscire a seguire un percorso chiaro e coerente. Quindi, valutando la strada migliore, ci si può trovare a salire tra i massi, fino a circa quota 3450 dove la traccia si fa più visibile. Qui si risale ancora tra grossi detriti, prima dell’ultimo strappo su pietraia più instabile di quella percorsa in precedenza, fino alla cima.
Meteo purtroppo non buono, al mio arrivo in vetta (12:30) la visibilità era quasi nulla; poi, nel pomeriggio, si è aperto un po’ ma i nuvoloni sono avanzati, scatenando per poche decine di minuti una leggera grandinata e un po’ di pioggia, con anche una spolverata di neve verso la Tersiva.
Anche in discesa non sono riuscito a seguire il sentiero, facendomi strada tra massi e brevi salti di roccia (attenzione a non rimanere incastrati tra le voragini della pietraia) in direzione del colle.

Alcune persone incontrate lungo il percorso, ma alcune devono aver desistito, in quanto alle 15:45 il rifugio era già deserto.

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