Percorso in condizioni impegnative a causa della bassa vegetazione che ostacola il percorso. Proporrò ai CAI Venaria e Lanzo di fare interventi di mauntenzione nel tratto più ostico.
Oggi pomeriggio impegni mi trattengono in Val Grande e le previsioni non sono nuovamente buone. Non avendo montagne nuove da salire in zona, decido di puntare al Col di Fea salendo dal Gias Colombin per poi scendere al Daviso. Il sentiero è discreto ed in parte invaso da erba fino al bivio per il Col di Fea. Da qui in poi ci sono 3 guadi un po’ difficoltosi e soprattutto alcune centinaia di metri di dislivello dove si cammina senza tracce visibili e talvolta in mezzo a rododendri e bassi cespugli che arrivano fino al ginocchio. Qui, spesso, non si vede neanche su cosa si mettono i piedi e si supera pure un breve tratto attrezzato. Più in alto i segni a vernice pur se sbiaditi aiutano molto ed anche la traccia di conseguenza è più visibile. Arrivo al colle massacrato dalla fatica ma senza ulteriori difficolta e dopo avere attraversato alcuni piccoli nevai scendo sul lato Daviso. Brevi nevai anche qua mi portano su di un sentiero ben marcato e segnato fino in Rifugio. A gestirlo oggi ci sono Franca, Enrico e Federica che mi invogliano a restare per pranzo con una pasta aglio, olio e peperoncino.
Durante il pasto inizia a piovigginare, ma fortunatamente quando inizio a scendere a smesso ed arriverò all’auto senza mai prender pioggia. Da notare un significativo ruscellamento poco sotto al ponte più in alto di quota che percorre il sentiero per almeno un centinaio di metri.