Croce, Abries, Gran Guglia, Giulian (Colli) da Villanova, giro del Bric Bucie

Croce, Abries, Gran Guglia, Giulian (Colli) da Villanova, giro del Bric Bucie
La gita
snowlover62
3 26/08/2018

Ho disegnato tutto il percorso su BASECAMP (anche se….non era certo necessario) e già alla partenza …noto la prima grande performance: la mia traccia sul GPS saliva sul sentiero, cosa ovviamente non fattibile in bici (e comunque non conveniente). Raggiungiamo senza troppa fatica il Jervis dove diecine et diecine di bipedi si ingozzano di ogni tipo di sostanze commestibili affogandole nella ottima birra alla spina disponibili presso il Rifugio.
Stoicamente non cediamo ad un pranzo luculliano e dopo un italianissimo caffè, rigorosamente amaro, cominciamo a spingere le bici sul sentiero che parte proprio dal Rifugio con destinazione Col de la Croix, o se preferite, Colle della Croce, sito non a 2300 ma a 2299…
E’ presente ancora la vecchia croce in legno; dopo le foto di rito, finalmente abbassiamo le selle e giù. Passati 200 metri c’è l’opzione sentiero di sinistra o sentiero di destra. Noi siamo di sinistra ed andiamo a sinistra. Il percorso, ora controllabile sulla IGN 3637 OT Mont Viso, è stupendo, ciclabile al 98,5(6) % , senza problemi e termina presso la frazioncina L’Echalp a quota 1680 circa.
Da qui si fa rotta verso N-W e sarebbe percorribilissima la stradina sterrata che corre parallela al Guil (nome del torrente) – almeno fino a Ristolas – ma preferiamo buttarci giù sull’asfalto cercando di guadagnare tempo prezioso dato che, sappiamo (i miei compari lo scopriranno più tardi) che ci attendono lunghi periodi di “spintage estremo”. Vento contrario feroce e cielo in rapido annuvolamento non ci inducono ad adottare quel minimo di saggezza che imporrebbe di darsi una mossa e proseguire per cui ad Abries (1543) ci fermiamo per una crepe-au-fromage(s) e qualche malsanissima birra.
La salita a Le Roux , sebbene su asfalto, mi regala qualche visione mistica ma è solo il preludio quando , giunti nella ridente borgata, ci inerpichiamo verso Pré Roubaud guardandoci intorno alla ricerca di qualche spit per fare sicurezza.
Dalla suddetta microbica frazione, in fase di ristrutturazione si viaggia su strada sterrata e, per alcune centinaia di metri, il gioco torna ad essere pedalabile ed acquisiamo sembianze quasi umane.
Dopo poco la stradina vira decisamente a EST e si trasforma in sentiero, per un lungo tratto pedalabile (fino intorno ai 2200) dopo di che diventa un pussage eterno. Mi viene in mente “Frankestein Junior” (potrebbe andare peggio: potrebbe piovere) e, come per magia, qualche goccia comincia a fare tic-tac sul casco che copre i miei fluenti boccoli d’oro. Cerco di accelerare ma le gambe sono cotte e, quel che non era cotto di suo, lo ha cotto la birra ad Abries.
In un modo o in un altro arriviamo finalmente ai 2721 metri del Col d’Abries che sulle paline segnaletiche troverete con il nome di Col Saint-Martin. Il Rifugio del Lago Verde è ad una manciata di secondi di elicottero dalla ns posizione ma, in quanto bipedi pedalanti, dobbiamo invece scendere su tracce di sentiero , quasi tutto NON pedalabile, fino alla strada che parte da Ghigo e da, chi ce la fa pedala, chi non ce la fa , spinge , fino ai 2590 metri del Rifugio dove la simpatica ed efficientissima Angela ci accoglie con il suo staff. Il rifugio disponde di docce calde (three iuros) e graziose stanzette con letti comodissime. Cena abbondante e goduriosa, costo mezza pensione soci CAI, forty iuros, tessere richieste. Il Garmin 30x mi dà 2406 metri di dislivello per 36,30 km. Vado a dormire e riesco senza troppe difficoltà a traformarmi in ghiro in pochi secondi.
Colazione ore 7,30 e via. La salita verso la Gran Guglia è tutta esposta ad W quindi tutta all’ombra. L’acqua della fontana intorno al Rifugio ha gelato segno che questa notte ha fatto freschino fuori.
La salita alla gran guglia (o meglio, al colle sotto) è tutta spintage e l’ultima parte è un portage obbligatorio. Fortunatamente dura poco.
Discesa a suonare la cioca obbligatoria e via sui tornanti sottostanti. Quando li avevo percorsi nel 2006 avevano un fondo ottimo, ora l’acqua ha scavato un profondo solco nella parte centrale rendendo penosa la discesa. Arriviamo al bivio CERESIRA-GIULIAN e, tenendo fede a quanto deciso nella giornata di sabato, optiamo per il Giulian.
Che è tutt’altro che a buon mercato perchè lo stato dei sentieri (qualche volta addirittura ex-stradine militari) è sempre peggio ed obbliga nella quasi totalità del percorso a spingere la bici. Fortunatamente oggi la giornata è splendida. Arriviamo al fine al Colle Giulian, metri 2457, dopo averne ciclato il divertente traversone meridionale e da lì , giù (OC) fino alle Bergerie Giulian site a quota 2105 .
Purtroppo l’arrivo alle Giulian prevede il passaggio di un estesissimo letamaio che non ci trova entusiasti. Vendita di formaggi, latte & derivati caseari, per gli interessati dotati dei necessari enzimi. Noi invece ci lanciamo giù sulla stradina sterrata dal fondo ottimo che, salvo due micro-rampe di pochi metri, presenta ormai solo più una rilassante e facilissima discesa.
Intorno a quota 1990 si incrocia il bivio che porta alle Alpe BANCET (vi transitammo nel 2006) che ignoriamo proseguendo, senza nessun problema, la discesa fino al parcheggio di Villanova a quota 1220 che raggiungiamo per mezzogiorno.
Cerchiamo di ritornare ad un aspetto simil-umano e, accertatisi di non spaventare nessuno, all’Osteria della Diga, inizio di Bobbio Pellice , ci sgrufoliamo una pizza con ottima birra rossa alla spina. Prezzi onestissimi, consigliato. Oggi il dislivello (positivo) non ha raggiunto i 550 metri, probabilmente TUTTI a spinta. Una ventina scarsa i km.
Ringrazio , scusandomi, i due soci che hanno simpaticamente fatto finta di gradire questo giro che posso consigliare SOLO ed esclusivamente agli amanti del poussage estremo, essendo i pezzi in salita pedalabili veramente minimi. Da un punto di vista paesaggistico il giro è pregevole, se però disponeste di gambe buone è senz’altro meglio farsi una mini-maratona, magari anche in due giorni (come abbiamo fatto noi) che farlo in bici.
Cerco di caricare la due tracce dei due giorni se mai c’è qualche pazzo in libertà che non trova di meglio che bissare simili momenti tragici.

Ripercorro , con variante del secondo giorno, questo giro già percorso il 07 Agosto 2006 con parecchia gente, alcuni di cui sono sopravvissuti all’esperienza ed hanno saggiamente cambiato sport. Mi fanno compagnia oggi gli ingenui Lucianino e Germano che, fino a questo momento, mi avevano dato irresponsabilmente fiducia. Il tracciato percorso nel 2006, su suggerimento del mitico Ugo Bottalo, lo si trova nei percorsi di Peverada (—-peveradasnc.it/mtb/percorsi/vsiter/bricbucie.htm). Sono passati 12 anni, mi dico, ed è un buon sito per testare la mia nuovissima Spec Stumpjumper FSR, nuova di pacca.

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