Ultimo giorno di tre della traversata dalla val di Borzago, per il rifugio Carè Alto – Corno di Cavento – Rifugio Lobbie – cannone di Cresta Croce – Val di Genova Noi abbiamo percorso l’itinerario in senso inverso, nord – sud, rispetto a quanto descritto, e dal cannone siamo scesi direttamente al Mandrone.
Arrivati al passo delle Lobbie, superata la fascia dei reticolati, seguire gli ometti che puntano destra al di sotto della cresta che culmina con la croce (già visibile) di punta Giovanni Paolo II. Si può proseguire sia tenendosi immediatamente sotto le balze rocciose (terreno instabile, pericolo caduta sassi dall’alto) oppure allargarsi sui rimasugli di ghiacciaio (non ripido,ma ramponi consigliati). Si giunge alla base di un evidente canalino (40 m) che si risale con l’ausilio di scala a pioli e corda fissa.
La cresta, dal termine del canalino fino alla punta Giovanni Paolo II e al cannone, è fatta di sassoni stabili e belle placche, si può proseguire agevolmente in conserva protetta, e nei punti leggermente più esposti e difficili ci sono pioli e spit per assicurarsi.
Attenzione: il cannone non risulta visibile fino a che non lo si raggiunge, rimane annidato in una piazzola ricavata su uno dei risalti della cresta. Seguire sempre il filo di cresta e non farsi ingannare dalle tracce che, poco prima del cannone stesso, puntano a destra, aggirando il risalto del cannone per giungere a una piazzola più bassa e a dei resti di baraccamenti.
Dal cannone si scende su terreno più franoso direttamente verso il ghiaccio, verso un alto palo di legno piantato nel pendio. Aggirato il palo, a sinistra si trova un canalino (10 m) che permette di superare la barra rocciosa che separa dal ghiacciaio. Anche qui terreno molto instabile, una corda fissa aiuta a non scivolare negli ultimi metri.
La discesa lungo il Pian di Neve, e il successivo ghiacciaio del Mandrone, va affrontata con ottima visibilità. Il ghiacciaio in questi giorni è sofferente, lo strato di neve superficiale è praticamente sparito e non si vedono le tracce. Scesi alle 10 c’erano già moltissimi rivoli di acqua superficiali.
Sul cambio di pendenza tra il Pian di Neve e il ghiacciaio del Mandrone ci sono molti crepacci ed è difficile trovare il passaggio. Noi ci siamo spinti sui placconi tutti sulla destra,evitando i crepacci, per poi risalire sul ghiacciaio, in quel punto con ancora un po’ di neve e senza presenza di terminale, continuando poi la discesa sul margine destro.
Continuare a mantenersi a destra anche dopo aver superato l’incrocio con la traccia che risale al rifugio delle Lobbie, lungo la discesa finale verso il lago che si è creato alla base del ghiacciaio del Mandrone. Da lì sentiero perfetto fino al rifugio del Mandrone e al rifugio Bedole.
Gita effettuata insieme a @diego79, ultimo giorno (di tre) della traversata storico – alpinistica dalla Val di Borzago alla val di Genova, per il Corno di Cavento e Cresta Croce.
La traversata è un itinerario estremamente interessante, sia da un punto di vista storico che alpinistico, relativamente facile (difficoltà massima PD) ma molto vario. E, pur essendo in Trentino, decisamente esente da overtourism.
Torno qui dopo quasi trenta anni…che malinconia vedere i ghiacciai così ridotti al lumicino, e le montagne che si sfaldano per scioglimento del permafrost.