Corléans (Crête de) da Crévacol

Corléans (Crête de) da Crévacol
La gita
Accesso stradale
Termiche utili ma non necessarie.
Osservazioni
Visto cadere valanghe a lastroni
Neve (parte superiore gita)
Farinosa compatta
Neve (parte inferiore gita)
Polverosa
Quota neve m
1400
Equipaggiamento
Scialpinistica

Ieri leggiamo una recensione 5 stelle di un canavesano: entusiasmo alle stelle, roba da pensarci “domani andiamo a farci la gita della vita”.
Così stamattina partiamo da Crevacol belli carichi, con lo spirito dell’eroe e l’ingenuità del pollo allo spiedo.
Nel bosco tutto da manuale: niente vento, temperatura perfetta, neve bella… insomma, eravamo già pronti a scrivere la recensione prima ancora di arrivare in vetta.
Poi… esci dal bosco e vieni accolto da un vento degno di un asciugatore industriale.
Raffiche che ti mettono in piega i capelli anche sotto il casco, microdermoabrasione facciale gratuita, e ogni passo avanti era un patto col destino.
Proseguiamo nel canale e la situazione passa da “brutto vento” a “vento cattivo” fino a “vento con rancore personale”.
Nel frattempo la neve decide di fare coming out in tutte le sue versioni:
farina compatta, farina vera, farina che vorrebbe essere crosta, crosta che vorrebbe essere farina… un vero caos identitario.
A 30 metri dalla cima, con accumuli che si staccavano sia al nostro passaggio sia solo guardandoli male, scegliamo la via della saggezza: girare i tacchi e scendere.
Che poi, onestamente, era l’unica opzione per evitare di partecipare al referendum “Valanga sì / Valanga no”.
Neve in alto: 3 stelle per impegno, ma non convince la giuria.
Neve nel bosco: bella, divertente, peccato ancora un po’ poca… diciamo che era un “scia ma prega” continuo per evitare le pietre.
Conclusione: gita epica, vento ostile, cima mancata, ma storia da raccontare con orgoglio.
Voto finale: 3 stelle, ma col sorriso stampato.

2^ uscita 2025 del Sognatore Canavesano (feat. Ravana Ski Club)
Menzione speciale a Roy.
Compagno di mille avventure che, dopo due anni di oblio, ha deciso finalmente di tornare a sciare e soprattutto di non restare nel letto, perché diciamolo: dopo due anni di letargo, il vero miracolo è stato vederlo verticale di sabato, prima delle 11 del mattino.

Menzione speciale al Terzo Tempo

Dove, dopo aver atteso panini per un tempo abbastanza lungo da poter avviare una mezza fermentazione delle idee, la conversazione è deragliata senza freni:
dal problema eterno della stitichezza del montanaro, fino alla poesia intramontabile del quanto sia bello cagare bene.
Una chiusura degna di un trattato filosofico… alla canavesana.

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