Gastaldi, Cibrario, Averole (Rifugi) da Pian della Mussa, giro dell’Uja di Bessanese (4 gg)

Gastaldi, Cibrario, Averole (Rifugi) da Pian della Mussa, giro dell’Uja di Bessanese (4 gg)
La gita
lau65
5 16/07/2025
Accesso stradale
Parcheggio a pian della mussa 3€ al giorno

Tour effettuato partendo dal Pian della Mussa passando dal Rifugio Gastaldi e pernottando al Rifugio Cibrario. Il Rifugio è gestito in maniera impeccabile dai volontari del CAI di Leinì, trattamento ottimo. Secondo giorno pernotto al Rifugio Averole (sconto per i soci CAI), anche qui ci siamo trovati bene. Il percorso nel suo complesso è sempre ben segnalato con ometti e da bolli bianchi e rossi. Si percorrono prevalentemente terreni detritici, pietraie e nevai, mentre il lungo vallone della Lombarda presenta un sentiero più “classico”. Se non si è stretti con i tempi, arrivati al Colle dell’Autaret si può salire la cima Costan 300D+ su sentiero ripido e detritico. La discesa dal Colle dell’Autaret è su detriti/pietraia (ma meno pericolosa e molto piu breve della discesa dal Passo Collerin). Scendendo e arrivando nei pressi del torrente del vallone della Lombarda la traccia obbliga ad attraversarlo da dx a sx, in questo momento non ci sono ponti (nemmeno di neve) occorre pertanto guadarlo cercando il punto meno ostico poi, dalla Cabanne de Berger, ci sono altri tre attraversamenti di torrenti ma su ponti installati da poche settimane. Il tratto più impegnativo e pericoloso del tour è la discesa dal Passo Collerin che porta sul Pian del Gias. Attualmente il canale è libero da neve ma è un pendio detritico con pietre di non grosse dimensioni abbastanza instabili, quindi si deve prestare la massima attenzione a non far volare nulla. Ci sono labili tracce di sentiero e a partire dalla parte più ripida del canale fino alla sua fine sono presenti dei canaponi che agevolano la discesa. Il Pian del Gias si percorre senza problemi prima su nevaio e poi su pietraia, l’attraversamento del Rio delle Capre lo si fa su un ponte di legno che ha tronco di sostegno spezzato, in parte il piano è inclinato e la cosa diventa problematica se il legno è molto bagnato con effetto “saponetta”. L’Itinerario è molto bello e merita la fatica. Sicuramente da fare con buona visibilità non solo per i panorami ma soprattutto per il rischio di perdere qualche ometto o bollo. Direi necessari scarponi e ramponi (che noi abbiamo messo nell’ultimo tratto per attraversare il nevaio prima di arrivare al Passo Collerin).

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