- Accesso stradale
- ok fino al pian della Mussa
- Quota neve m
- 1700
Partiti dal pian della Mussa. Gli sci si calzano subito. Canale delle Capre ottimamente coperto, da salire però con i ramponi perchè molto interrotto da gnocchi di valanga che non consentono un’agile progressione. Da pian Gias in su firn e crosta da rigelo portante solo negli ultimi 200/300 mt, si arriva comodamente in punta sci ai piedi con i coltelli.
Arrivati in punta alle 13 (7 ore a salire causa zaino pesante con materiale per bivacco e scarso fisico), abbandoniamo l’idea iniziale perchè ormai la cresta est è avvolta completamente dalla nebbia. I casi sono due o scendiamo la nord appena scesa dai più veloci Bas, Camicia e Feis che è ancora fuori dal nebbione o rinunciamo alla due giorni e torniamo a casa dalla via normale con la coda fra le gambe.
A proposito di gambe, sono stanche, di marmo, lo zaino non si è alleggerito nonostante abbia dato fondo all’acqua e mi sia magnato due barrette, i dubbi ci attanagliano.
Prima di dire no alla nord provo almeno a fare due curve sulla calotta, tanto al massimo si può uscire più in basso… la neve è ottima qualche centimetro di farina recentissima su fondo morbido.
Esco sulla cresta con un traverso e vado incontro a Davide che si è fermato poco sotto. Più o meno devo aver detto qualcosa tipo “la neve è perfetta ma le gambe non ci sono e stikazzi come pende…, che facciamo???”. Il Mainero non si smentisce: “mah pian piano…poi fai tu…”.
Qulche secondo ancora di titubanza e poi “an gavu la nata”.
Le prime curve sono belle dritte e quindi una per volta “pian piano”, poi la confidenza aumenta e forse la pendenza diminuisce, allora si passa subito alla sfrontatezza, vado verso il centro della parete per curvare sul vergine, ma non è stata una buona idea e una crosta infame mi rispedisce sulla via di destra dove la neve rimane ottima fino al fondo, il lato sinistro faccia a monte evidentemente risente di più dell’azione del sole.
Una volta sotto grande soddisfazione, che regalo inaspettato, ci tenevo tantissimo e adesso ci troviamo al fondo di Sea da soli ad inizio pomeriggio e non ci resta che scendere. Chi ha avuto la fortuna di mettere il naso da queste parti sa a che cosa mi riferisco.
Con calma e godendoci a pieno l’ambiente scendiamo verso il Fassero Soardi, prima su tre dita di farina calda uniforme come un bigliardo, poi su cremina indecente che diventa più molle solo negli ultimi metri sopra il bivacco.
Alle 15.30 siamo al bivacco che si trova in ottime condizioni con acqua corrente nelle vicinanze. Riposo cena nanna e domani vediamo…