- Accesso stradale
- Si raggiunge facilmente il parcheggio dei prati del vallone, nei pressi del rifugio Talarico
- Osservazioni
- Nessuno
- Neve (parte superiore gita)
- Primaverile/trasformata
- Neve (parte inferiore gita)
- Primaverile/trasformata
- Quota neve (m)
- 1900
- Equipaggiamento
- Scialpinistica
Partiti di buon’ora dal Talarico — finalmente raggiungibile in auto da una decina di giorni — troviamo ad accoglierci una di quelle mattine che sembrano fatte apposta per ben impressionare lo scialpinista: cielo terso, assenza totale di vento, 8 gradi e un rigelo appena accennato.
Il portage, ormai rito primaverile consolidato, inizia puntuale. Trentacinque minuti di salita con gli sci in spalla che a maggio si tollerano con filosofia. Al ritorno saranno una quindicina di minuti, ma sfrutteremo ogni lingua di neve o qualunque cosa ne abbia vagamente l’aspetto.
Entrati nel vallone, però, la musica cambia: la neve è ancora abbondante, il colpo d’occhio rincuora. La stagione non è ancora finita. Lasciata sulla sinistra la deviazione per Testa del Vallone si prende finalmente quota. L’erto pendio si lascia salire senza bisogno dei rampant: il sole ha già reso la superficie sufficientemente collaborativa.
Anche il canale che porta al Passo di Vens si presenta con un’abbondante coltre bianca.
La neve qui si fa però un filo più scivolosa, abbastanza da suggerire, a metà canale, la vestizione dei rampant. A pochi metri dall’uscita ci carichiamo gli sci in spalla e in un paio di minuti guadagniamo l’uscita del canale
Da lì alla cima compaiono alcuni centimetri di neve fresca, più inattesi che graditi.
Discesa divertente su neve piuttosto veloce, ormai abbondantemente trasformata.
In compagnia di Guido e Fausto