- Accesso stradale
- In macchina fino a Morteratsch o in bici fino alla fine della sterrata. Noi in bici fino al campeggio poi portage massacrante ma che non aveva molte alternative.
- Osservazioni
- Visto cadere valanghe a pera
- Neve (parte superiore gita)
- Primaverile/trasformata
- Neve (parte inferiore gita)
- Primaverile/trasformata
- Quota neve m
- 2300
- Equipaggiamento
- Scialpinistica
- Traccia GPX
Partiti in tre (due skialper e uno split boarder) il 29 aprile in bicicletta da Colico, pedalato fino a Morteratsch dal passo Maloja, lasciate le bici e saliti alla capanna Boval il giorno stesso (2500 metri D+ globali). La neve inizia dal ghiacciaio, quindi avvicinamento da Morteratsch tutto a piedi prima su sterrata, poi su sfasciumi e resti di neve marcia. Sul ghiacciaio ci siamo legati visto il gran caldo, ma i crepacci in basso sembrano ben coperti o comunque facilmente aggirabili.
Partiti la mattina dopo alle 5 dalla Boval, attraversato il ghiacciaio slegati visto l’ottimo rigelo per ottimizzare i tempi visto il dislivello e lo sviluppo notevoli della gita. Saliti bene con i rampant, su percorso super tracciato (ottima la traccia che trovate su Skitourenguru) nella prima parte, passaggio su qualche ponte di neve un po’ intimorente prima del Buch, e poi scesi gli 80 metri senza togliere le pelli, scivolando e scalettando. Alle 9.30, a quota 3700, uno di noi si ferma al Marco e Rosa per stanchezza (vista anche la bici del giorno prima) eroicamente rinunciando alla vetta per permettere al resto del gruppo di salire! Calzati i ramponi alle 10.15 a quota 3900, passaggi su neve per aggirare la spalla e lungo traverso super tracciato per arrivare alla terminale a metà tra vetta italiana e svizzera. Lasciati lì gli sci, saliti legati in conserva corta fino alla cresta ben innevata, breve passaggio di III su roccette e alle 11.45 eravamo in vetta! Ridiscesi con piccola sosta su corpo morto (bastoncini) per calare il mio compagno dalle roccette e poi calata di 30m su buon cordino per evitare il pendio ripido in discesa. Non necessario, ma divertente esperienza. Iniziati a scendere alle 12.30, un po’ troppo tardi, sciando il canalino che riporta alla spalla che poi dà al pendio che va al Marco e Rosa. Neve primaverile che iniziava a colare un po’ troppo visti i 40°-45° di pendenza. Sotto comunque ben consolidata, e stando coperti dalle rocce si evitavano rischi eccessivi. Recuperato l’amico, sciata su trasformata nei pendii alti, riattraversato sfruttando l’inerzia i ponti di neve. Forse sarebbe più opportuno legarsi qui se si ripassa tardi, quindi calcolare bene i tempi! Ripellato per uscire dal Buch, sciato un pendio su crosta e poi di nuovo trasformata un po’ pesante ma di vero piacere fino alla spianata glaciale. Lì ci siamo di nuovo legati e tirando lo split boarder al centro alle 14 siamo usciti dal ghiacciaio, provando per la prima volta anche qualche curva legati. La via di uscita è tutta tracciata ma fa impressione perché passa tra i seracchi e i crepacci, consigliati stomaci forti. Dopo due ore di cammino siamo poi arrivati al campeggio, per un totale di 29km e 1900 metri di dislivello.
Non è rimasto che cenare, preparare le bici, per ripartire il giorno dopo sempre in bici alla volta di Cevedale e Gran Zebrú!
Una vacanza di compleanno da sogno, una vetta maestosa e molto tecnica fatta in una giornata splendida e in condizioni perfette, con Guppa e Gigio alle loro prime esperienze su gite di un certo livello! Primo 4000 per loro, tanta esperienza da capo gita per me, di meglio non potevo chiedere!