- Accesso stradale
- Da Atar sono necessarie circa 3 ore
Giornata di vento forte; la parete è abbastanza riparata, visto che il vento soffia sempre da NE, ma arrivava comunque molta sabbia. Cielo progressivamente offuscato, tanto che ad un certo punto non vedevamo più nemmeno il villaggio. Via divertente, mi è piaciuta di più di Ode a l’Aube.
Attacco presso il primo grande ometto sulla pietraia. Si segue per lunghi tratti una vena di quarzo solita e lavorata a buchi; la roccia è quasi sempre buona, a parte qualche metro finale di L2. Chiodatura al solito ariosa e lunghezza eccessiva nei tiri centrali, che talora sfiorano i 65-70m. Abbiamo proseguito per la zona di blocchi fino ad aggirarli sulla sinistra e scendere alle calate di Ode a l’Aube: soluzione complessivamente da sconsigliare perché la pendenza è scarsa e le scaglie sono davvero troppe. Meglio proseguire per la vetta e scendere dalla normale, esposta ma veloce. Ma avevamo poco tempo a disposizione, dovendo rientrare ad Atar e speravamo di accorciare tempi. Salita con Giulio e Luca, i due reporter di wildmanlife.com e Dah del team Mauritanides Voyages, ottimamente gestito da Kadi Mehdi, cui consiglio di rivolgersi per l’organizzazione di tutto il viaggio ([email protected] cell whatsapp 00 222 49 00 59 98).
3h per la salita, visto che sono state fatte molte riprese col drone e con la videocamera. Quasi 2h per la discesa, decisamente troppe.