- Accesso stradale
- Bondo
Per raggiungere il sasc furaa è possibile percorrere il “sentiero vecchio”. Se si arriva in auto a Bondo è possiblile proseguire oltre il paese lungo una strada sterrata in buone condizioni che si inoltra nella val bondasca, per la quale si paga una tassa di accesso come descritto qui:
https://cengalo.ch/val-bondasca/accessi-val-bondasca
Lungo questa strada ci sono diversi parcheggi, il più vicino al paese è il P7, l’ultimo (più conveniente per raggiungere il sasc furaa) è il P1. Lasciando l’auto al P1 si risparmia circa 1 ora di cammino. Noi abbiamo impiegato 2h30 da Bondo al sasc furaa. Il sentiero vecchio percorre la sponda sinistra del fiume faccia a monte (destra orografica) fino ad una deviazione che si inerpica con un paio di gradini a sinistra nel bosco. Prendetela e dopo una cinquantina di metri vi riabbasserete sul medesimo sentiero, è solo un aggiramento. Si continua per ancora una quindicina di minuti fino a individuare un ponticello di legno che permette di guadare il fiume e portarsi sull’altra sponda in corrispondenza di alcune baitelle, dopodichè si segue ancora il fiume e si recupera la traccia del sentiero vecchio che gira a destra per risalire il bosco che porta al rifugio.
Dal rifugio all’attacco dello spigolo ci vogliono circa 2h. Si segue il sentiero fino a quando si individuano degli ometti che si staccano da esso puntando all’evidente spigolo. Il gps ci è stato utile ad individuare questa deviazione. La selletta a 2590 dove varie relazioni consigliano di iniziare l’arrampicata è il primo punto veramente suggestivo e panoramico sulle nord di cengalo e badile. Si può tranquillamente proseguire per una cinquantina di metri a destra, verso lo spigolo, per andare a legarsi su un comodo terrazzino. Da qui noi abbiamo cominciato la progressione in conserva.
Per noi è stato tutti chiarissimo fino a quando bisogna aggirare a destra una parete nera molto verticale, già visibile molto prima di raggiungerla. Per l’aggiramento a destra bisogna superare un grosso masso che forma con la parete un angusto corridoio da cui è molto difficile passare, e conviene scavalcarlo. Poco dopo aver girato l’angolo si troverà una sosta cementata. Se si guarda dritto si vede una sorta di canalino di rocce rotte affiancato a sinistra da degli strapiombi che portano alla cresta. Se invece si guarda a sinistra si vedono tre spit molto ravvicinati che indicano la placca di 5a+(credo) che riporta in cresta. Noi non li abbiamo notati e abbiamo continuato dritto lungo il versante ovest, sotto gli strapiombi, e non ci è piaciuto molto perchè la roccia non è buona e perchè non è chiaro come e quando tornare in cresta.
Due notti prima della nostra salita una perturbazione aveva buttato un po’ di neve. Ne abbiamo incontrati dei residui sparsi su alcuni tratti, mai incapacitanti ma spesso molto fastidiosi. In particolare la cengia che si percorre per aggirare a sinistra la vetta occidentale era piena di neve e non è stata piacevole.
Scesi dalla normale. Il primo canale che si incontra è superabile con una doppia oppure disarrampicando, noi abbiamo disarrampicato, non c’è nessun passo esposto o pericoloso, massimo III. Scesi lungo le calate del soccorso, su soste a spit, catena, ed anello. Non facilissime da reperire, e posizioni delle soste molto difficili da reperire. L’ultima calata da 60m ci ha depositati sulla placca, dove a inizio stagione probabilmente si trova ancora il nevaio.
Salita magnifica da affrontare con abbondante margine di preparazione di tempo.