Seguendo la lunga cengia bianca, superato l’inizio dello sperone Campia e il successivo canalone, non riuscendo a individuare la base del nostro sperone (decisamente meno pronunciato del Campia nella parte bassa) abbiamo proseguito fino al termine della cengia stessa, ove un ometto ci ha indotti ad attaccare lo sperone secondario che costituisce la variante d’attacco descritta da Lyskamm 4500. Risalendolo (III, brevi passi di IV max. con erba soprattutto all’inizio) si raggiunge la grande cengia inclinata sotto alla Spalla dell’Argentera. La parte centrale dello sperone Salesi diventa finalmente ben visibile e la si raggiunge traversando in ascesa verso sinistra su pietraie e placche di roccia poco inclinate (ometto alla base). Seguono i 7-8 tiri di corda con percorso piuttosto evidente in prossimità del filo dello sperone, su cui abbiamo trovato tutti o quasi i pochi chiodi presenti sull’itinerario.
Concordiamo con chi ci ha preceduti sulla valutazione di V del passaggio iniziale della seconda lunghezza di corda.
Come gli altri due speroni costituisce indubbiamente una “grande course” delle Alpi Marittime, ove l’impegno è dato innanzitutto dalla lunghezza e dall’esposizione del percorso, nonché dalla ricerca dello stesso. Le difficoltà di arrampicata sono contenute ma la roccia richiede costante attenzione, in quanto spesso costituita da placche lichenate piuttosto lisce e compatte che non offrono troppe possibilità di aggiungere protezioni (R3). Non mancano blocchi instabili soprattutto nella prima e nell’ultima parte. Circa 8,30 ore in totale dal rifugio alla vetta. Nell’insieme un po’ più impegnativo e più lungo come percorso del Campia, per quanto ricordo.
Nonostante l’ombra del mattino e la nebbia che ci ha quasi costantemente avvolti per il resto della giornata fin sotto al Passo dei Detriti, è stata una gran bella salita, in compagnia di Francesca, ottima amica e compagna di cordata e degli amici genovesi Lorenzo e Pino. Ottime anche l’accoglienza al rifugio Bozano e la serata ivi trascorsa.