Ama Dablam cresta sud-ovest

Ama Dablam cresta sud-ovest
La gita
liviell
5 08/05/2012

Montagna bellissima, di un’eleganza estrema nella sua forma.
Molte le spedizioni commerciali impegnate nel tentativo di salita, ma poche persone riescono a portare a casa la “vetta”, per vari motivi, dai malori dovuti alla quota, all’impreparazione, al meteo avverso…e un pò tutti perchè non hanno il tempo per riprovarci una seconda volta. Ben diverso l’esempio di Ueli Steck, incontrato mentre scendeva dal C1, che rientrava dalla punta, fatta in un paio di giorni dal campo base, come “allenamento” per cose ben più impegnative….chapeau!
Noi ci abbiamo provato con l’appoggio di sherpa, yak, cuoco e aiuto cuoco, fino al Campo Base. Da li la salita ce la siamo fatta da soli, ci abbiamo voluto provare perchè, fra le altre cose, crediamo sia molto più remunerativa l’esperienza in se, nonchè coerente nell’idea di passione che abbiamo per la montagna.
Dal campo base al C1 è una tirata lunghissima, infatti alcuni spezzano facendo un campo intermedio. L’ultima parte (200m) per arrivare al C1 è su corde fisse, molto faticoso perchè si risalgono ripide placconate. C1 con vari posti per tende.
Da C1 a C2 inizia la parte di cresta aerea che abbiamo trovato prevalentemente su roccia, alcuni tratti duri ma ben attrezzati. Bellissima ed entusiasmante!! Occhio che quei canaponi si deteriorano in fretta e sono da valutare attentamente. Risalita alla torre gialla del C2 molto faticosa su muro verticale. C2 con posto per 4-5 tende, veramente aereo, sembra un nido d’aquile.. Occhio perchè le spedizioni commerciali si mettono d’accordo per avere sempre i posti occupati per loro e si rischia di arrivare al campo e non sapere dove bivaccare (come è successo a noi). Da C2 a C3 c’è la sezione tecnicamente più impegnativa: abbiamo trovato molta neve fresca con percorso tutto da battere, torre grigia da risalire su misto ripido spesso infido con poco ghiaccio e neve inconsistente. Corde fisse. Dopo la torre inizia una parte su cresta e muri di ghiaccio vivo che portano al ripiano del campo 3 poco sopra il quale io mi sono ritirato…la quota mi ha bastonato e rimandato al C2 aspettando che il grande socio Ivo, il giorno successivo, portasse a termine il nostro progetto…e menomale che almeno lui ci è riuscito!! Comunque, a quanto dice Ivo, da sotto la seraccata in su, ci sono mucchi di corde fisse ovunque, uno scempio, quasi tutte inutilizzabili, valutare bene a cosa ci si attacca. L’ultimo tratto è un pendio infinito per gambe di acciaio.
Trovato tempo generalmente variabile, di solito bello stabile al mattino, poi nebbie e infine neve al pomeriggio.

Che dire…se non che è stata un’esperienza che non si dimentica…in tutti i sensi.
Stare così tanti giorni davanti alla stessa parete e andare su e giù dallo stesso itinerario più volte impegna prima di tutto la testa. E’ necessario avere una volontà di ferro, pazienza, e sapere di avere un grande appoggio da parte di chi sta dall’altra parte del mondo, oltre che essere fisicamente ben allenati e pronti.
Sono felice di averci provato, in ogni caso.

Solo un appunto: le spedizioni commerciali, o meglio, gli sherpa che guidano fino in cima e predispongono tutto per i clienti, purtroppo non tengono conto dell’impatto che creano tutti questi mucchi di corde fisse lasciate li a penzolare, fino a diventare pericolose per chi le usa. Non sarebbe male che in futuro portassero a termine il loro lavoro lasciando la montagna in condizioni decenti, visto che loro (intendo le guide nepalesi d’alta quota) prendono dei bei soldi…a differenza degli altri poveri cristi, che si beccano le briciole e si fanno un gran culo…
Non vuole essere necessariamente una critica, anche perchè noi le loro corde le abbiamo usate, però è una questione di amore per il luogo in cui si vive…

Viaggio intrapreso con i grandi soci Ivo e Gigi (che all’età di 64 anni è arrivato fino al C1 come un treno!!)

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